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Sunday, 30 September 2012

Pasta Norrlandese

I Migranti dal Supremo e Vetusto Belpaese sono noti per il loro nostalgico Attaccamento all'insuperabile Cucina della Mamma. Nessun Piatto straniero è altrettanto decente, sano, gustoso e fresco come quelli che appartengono all'Infanzia del melancolico Italico.
Non parliamo poi dell'inarrivabile Qualitá e Sapore degli Ingredienti meridionali (o starting materials come usano dire i Chimici).
Sebbene alcuni miei connazionali non si ritengano soddisfatti della stima ricevuta all'estero in quanto Italiani, devo dire che almeno dal punto di vista gastronomico gli Stranieri si adoperano il più possibile per far sentire a loro agio gli Ospiti mediterranei.
Un esempio è la mai abbastanza lodata pasta al ragù, che gli Svedesi nominano affettuosamente Spagetti Bolognese e di cui abusano con entusiasmo.
Per riconoscenza, mi son sentita perciò in dovere di contraccambiare tanta attenzione col sintetizzare cucinare qualcosa di affine, ma con materie prime in totale Omaggio alle Lande Norrlandesi, e adatte alla Stagione autunnale che qui imperversa.
Ecco dunque la ricetta della Pasta alla Norrlandese, compilata con i preziosi suggerimenti della mia collega E., verace norrlandese del Nord.

Ingredienti: 
recatevi dal vostro Same di fiducia, e comprate, (di nascosto da Babbo Natale) mezzo chilo di macinato di carne di Renna. Se non avete un Same a disposizione, va bene anche un supermercato.
Tornate alla stuga e fate una passeggiata, dotati di recipienti. Raccogliete un paio di decilitri di mirtilli rossi, e un paio di funghi porcini. I kantareller andrebbero ancora meglio, ma personalmente questi mi evitano, e si trapiantano altrove appena mi scorgono in lontananza col cestino.
Non devo certo aggiungere che bacche e funghi poi li mondate e lavate.

Tenete pronti: una grossa cipolla, panna, burro, vino rosso, sale e pepe. E Västerbottensost, il formaggio più buono del Regno, ovviamente. Questa esuberanza di grassi, oltre a soddisfare il Palato dei Nordici e i maniaci della dieta LCHF, compensa la magrezza della carne di renna. Se a causa dei suddetti maniaci non trovaste più il Sacro Burro nei negozi, l'olio di oliva sopperisce egregiamente.
Il dolce della cipolla compensa il retrogusto amarognolo del mirtillo rosso.
La povertá di spezie è indicata per la carne della renna, che ha un leggerissimo sentore di selvatico, non tanto però da risultare eccessivo.

Ora rosolate cipolla e carne nel burro. Per farlo a regola d'arte, e secondo scienza, consultate il blog di Bressanini. Salate e pepate, tenendo conto che la Renna fa scomparire il gusto del sale, aggiungeteci i funghi a pezzi. Quando quest'ultimi saranno rosolati a loro volta, sfumate con un po' di vino rosso, e aggiungeteci i mirtilli, insieme ad un po' di panna a piacere. Cucinate fino a cottura completa, e a fuoco moderato. In ultima, se proprio non resistete al richiamo esotico, potete aggiungere un pochetto di prezzemolo tritato.

Con questo sugo condite la pasta, fateci delle lasagne, riempite delle palt, insomma, dissacratelo come vi pare. Al posto del parmigiano da noi si aggiunge il sopracitato Västerbottensost, orgoglio e vanto della nostra regione e figlio d'un atto di Passione, come recita la storiella correlata (ma di questo se ne potrá parlare un'altra volta).

Buon appetito.

Monday, 15 August 2011

Mangiar Bene e Tipico all'Ultima Thule

Ogni tanto qualcuno dei miei conoscenti non Ultimathulesi manifesta l'insano desiderio di venire a farmi visita qui, a 63 gradi e qualcosa di latitudine nord. Ció che é insano non é tanto il fatto in sé di venire a trovarmi (cosa che dalla sottoscritta é sempre accolta con piacere), quanto lo stesso concetto di passare una settimana, se non un paio, in questa graziosissima cittadina.
Il problema fondamentale é quando arriva la crucialissima domanda: "Che cosa c'é di interessante da fare/vedere/scoprire all'Ultima Thule?" Il quesito é molto imbarazzante.
Se lo pongono perfino i politici/amministratori del luogo, i quali terrorizzati all'avvicinarsi dell'Anno 2014, in cui diventeremo Capitale della Cultura Europea non si capisce per quali meriti, s'ingegnano ad inventare stravaganti e perlopiú impopolari proposte su come realizzare qualcosa che catturi l'interesse dei sudditi concittadini, ed eventualmente dei turisti (che attireremo a milioni, suppongo).
Per il momento, la risposta su cosa fare all'Ultima Thule rimane da parte mia sempre la stessa: fare shopping, e mangiare.
Su quest'ultimo punto, devo lodare l'intraprendenza mostrata negli ultimi anni dai miei compaesani, i quali han messo in piedi un numero sempre crescente di ristoranti, caffé, roulottes che vendono korv e rullpizza, chioschetti e altre soluzioni alimentari. Potete perció trovare un ristorante che fa tapas, uno greco, un altro che fa(ceva) finta di essere semi-italico (a questo proposito é interessante osservare che, sebbene molti Ultimathulesi manifestino genuino interesse per la cucina del Belpaese, non esistano ristoranti che osino proporla senza ficcarci pesanti remake scandinavi) , piú un paio di luoghi con dell'ottimo sushi. Immancabili, non dovevo neppure scriverlo, le decine di tradizionali pizzerie che vi servono frutta, bulbi puzzosi, carne e formaggio tutti insieme su base rotonda.

Ma che ne é della vera, autentica, genuina tradizione culinaria svedese?
Voi che volete sapere come si mangia veramente in Svezia, nel Norrland, che desiderate conoscere come i Veri Vikinghi preparano le loro pietanze, dove potete trovare accurate informazioni sull'argomento?

La risposta é: all'Ultima Thule. 
In particolare, in un quartiere caratterizzato da una straordinaria avanguardia architettonica, e dove pure io ho avuto l'onore di abitare, nel quale si accumulano le migliori Speranze ed il Futuro dell'élite intellettuale di queste Lande: Ålidhem.

(una pittoresca foto di repertorio del quartiere, da Wikipedia)

Se farvi tutta la strada fin qua vi pare comunque troppo, seguite allora il lapidario consiglio di Carmela, leggendaria bibliotecaria all'Istituto di Chimica patavino: "Su Internet, c'é tutto".
Ad esempio, su Internet c'é il Tubo. E sul Tubo circola uno dei migliori programmi didattici d'aggiornamento sulle Tradizioni Culinarie Svedesi, conosciuto in tutto il regno e anche oltre, visto che é redatto in inglese (cosí non avete scuse per non seguirlo). Il nome del team che si occupa delle lezioni é, mica per niente, Regular Ordinary Swedish Meal Time,  mentre lo chef in carica, al cui confronto Gordon Ramsay é una paperetta, é il Dr.Niclas Lundberg.

Vi viene mostrato, ad esempio, come iniziare bene la vostra giornata con una sana e distensiva Colazione Scandinava. Nei filmati sono anche comprese esaustive indicazioni sul bon ton da tenere a tavola casomai vi dobbiate recare all'Ultima Thule.


Dopodiché, se la ricetta del Cuoco Svedese del Muppet Show non vi avesse soddisfatto,


avete la possibilitá di capire -finalmente!- l'amorevole processo casalingo che porta all'esecuzione del piatto svedese piú amato di tutti i tempi: le Köttbullar


In quest'altro otterrete anche interessanti informazioni su come orientarsi, e sull'assortimento presente in una popolare catena di supermercati svedesi. Il negozio in questione si trova ad Ålidhem (lo so perché ogni tanto la Famiglia Mezzovikinga lo frequenta), comunque non ci sono grandi differenze con gli altri cugini sparsi sull'intero territorio svedese:


Va bene la Tradizione Svedese, ma sottosotto siete pur sempre italiani e desiderereste qualcosa che vi richiama la Buona Cucina della Mamma? vabbé, allora pigliatevi la ricetta degli spaghetti bolognese (siccome lo chef qua é persona di cultura universitaria, notate come lo spelling di spaghetti sia, incredibilmente, esatto):


naturalmente la lista non é completa. 
Altre lezioni riguardano infatti, se proprio siete curiosi, la preparazione di Carne, Pesce, altri Piatti tradizionali Svedesi tipo i pyttipanna o la smörgåstårta, addirittura un'Insalata, per concludere con uno dei piú raffinati Desserts scandinavi: la Pannkaka.
In ogni caso, le Ricette del team Ultimathulese saranno good for you.



Sunday, 6 February 2011

Che Pal(t)e! ovvero: Liberiamoci dal maiale

Chi mi conosce, sia personalmente che solo virtualmente, sa bene che non sono una persona affidabile e perbene: agnostica, metallara, comunista, femminista, antiberlusconiana, e certamente traditrice della Patria, nonché sufficientemente inetta da non essere riuscita a trovare un 'Impiego decente' nel succitato Belpaese.
Pertanto, chi passa di qui non si stupirá molto che io abbia aderito all'Iniziativa di Merendasinoira che si chiama "Liberiamoci dal Maiale": con Maiale indicando un certo alto papavero dell'italica politica, con tutto il rispetto e le scuse all'ononimo animale, che forse non merita certi svilenti confronti. L'iniziativa consiste nel postare, entro oggi ma anche oltre, una ricetta a base del suino, indicando il banner qui sotto, che vi porterá alla gentile Organizzatrice e Raccoglitrice dell'Evento:


Prendendo due piccioni con una fava, non potevo avere un'occasione migliore per finalmente postare una ricetta tipica del Norrland, per la precisione dalla cittadina di Piteå, localitá situata un paio di mil piú a Nord dell'Ultima Thule: la Palt, o Pitepalt.
Non essendo faccenda per vegetariani, e sapendo che tra i miei lettori ce ne sono, o ce ne furono, consiglio caldamente a quest'ultimi di fermarsi qua. Per tutti gli altri, posto la ricetta, che é semplice semplice e ricorda un pochetto i piú meridionali Canederli, dei quali il mio caro amico e collega Dulcamara, per cause genetiche e culturali, conosce bene le Qualitá (anche se lui preferisce di gran lunga il nomignolo di Knödel, suppongo).

Dunque pigliate, per quattro porzioni:

un chilo di patate invernali (quassú si usano le aromatiche mandelpotatis)
tre decilitri di farina d'orzo
due decilitri di farina di frumento
200 grammi di fläsk (cioé, se non erro, qualcosa assimilabile alla pancetta, o al guanciale. Ad ogni modo, carne di maiale con circa il 50% di grasso)
un pizzico di sale

burro e marmellata di mirtilli rossi come accompagnamento

E ora fate cosí: pelate le patate e grattuggiatele o macinatele finemente (anche in un mixer), scolate poi in uno scolapaste. In una terrina mescolate le farine, le patate, e un pizzico di sale. Lasciate poi riposare finché la miscela diventi piú consistente.
Mettete a bollire dell'acqua salata in una capace pignatta.
Tritate la pancetta a cubetti.
Prendete l'impasto e ricavatene una dozzina di palle, fateci un buco e riempitelo di carne, poi richiudete.
Cucinate le palt nell'acqua bollente, a fuoco lento, per circa 45-60 minuti. Se 45-60 minuti vi sembrano un po' troppi per i vostri ritmi moderni, basterá fare le palle un po' piú piccole.
Quando saranno pronte scolatele e servite con burro e la marmellata di mirtilli rossi.

Il risultato sará piú o meno questo:

 

con la differenza che queste qui sopra sono state comprate direttamente pronte, e cucinate un quarto d'ora in acqua bollente.
Un'altra alternativa, a metá tra la confezione completamente casalinga, e quella completamente industriale, prevede che compriate il mix di farine giá pronto (distribuito da una misericordiosa ditta norvegese), lo mischiate con acqua secondo le istruzioni del pacchetto, e poi provvediate alla farcitura secondo i vostri gusti, senza dimenticare la cottura.

Questa é una ricetta base tradizionale, ma la fantasia non vi deve impedire di apportare le varianti che preferite. Ad esempio, se non vi aggrada grattuggiare le patate ma preferite usare direttamente il puré di patate cotte, va bene lo stesso, ma in questo caso abbiate cura di ribattezzare kroppkakor le vostre creazioni.
Gli stomaci maschi e forti, nonché gli anemici, vorranno forse provare le Palt che includono nell'impasto sanguinacci oppure fegato (beh, avevo avvertito di non continuare a leggere il post).
Se ci tenete alla linea, potete usare carote grattuggiate o farina integrale nell'impasto, e usare carne un po' piú magra come ripieno.
Una ricetta che ho fatto, ed apprezzato, prevede l'uso di salmone affumicato a cubetti come ripieno; se invece preferite divagare sull'etnico sappiate che nei supermercati dell'Ultima Thule m'é capitato di vedere le cosiddette tacopalt, contenenti spezie dedicate nell'impasto.

Se tutte queste varianti non soddisfano la vostra sterminata curiositá, allora non mi resta che indirizzarvi verso Piteå, e piú precisamente dalle parti di Öjebyn, dove senza troppa fatica vi indicheranno l'unica Paltzeria esistente sul nostro Pianeta, locale rinomatissimo in tutto il Norrland ed oltre, a scapito del suo aspetto assai dimesso. Se siete diffidenti, e volete prima sapere che cosa vi aspetta, potrete dare un'occhiata al menu cliccando qui.
E, se volete provare qualcosa di tutto vostro, sappiate che comunque esiste addirittura un'Accademia della Palt ad approvarvi la ricetta, Accademia patrocinata nientepopó di meno che dalle Altezze Reali Svedesi. Sapevatelo, qui sul Norrlandescional Channel.
Per conto mio, aggiungo pure che non vedo l'ora di liberarmi da un altro Maiale. Ma questo lo sapete, no? e sapete anche perché.
Smaklig måltid!

Monday, 20 December 2010

Nella Terra dei Pepparcachi

Uno dei Pilastri portanti della Svezia, é la Fenomenologia del Natale. 
la Fenomenologia del Natale svedese é una struttura complessa, fatta di Rituali antichi verniciati con l'Estratto della famosissima Radice Cristiana, e decorata da Architetture piantate l'una di fianco all'altra come le candeline di uno Julstake o della coroncina di santa Lucia.
Un'Architettura cosí mistica ed importante, ha bisogno di un Materiale da Costruzione appropriato.
Tale Materiale viene rinvenuto in Oggetti dall'Olezzo d'Oriente, che nel vernacolo locale son detti anche Pepparkakor.
A prima vista, i Pepparkakor sono dei biscotti lisci e marroni con fogge diverse. Si va dal Cuore, al Cuore col Buco, all'Albero, al Porcello, all'Omino parente del vestitino che sicuramente avrete comprato ai vostri bambini. Hanno lo stesso odore degli Spekulatius o Spekulaas belgi e teutolandici, ma non ne eguagliano la difficoltá d'esecuzione, né gli intricati decori.

L'aspetto casereccio non deve peró ingannare, perché una Pepparkaka é molto piú di questo, e in Svezia é il soggetto di una vera e propria Fenomenologia che apre le danze e dá senso a tutto il periodo natalizio.
Prima di tutto, per avere dei Pepparkakor, bisogna fare un impasto. Prendete perció:
300 g di burro
5 decilitri di zucchero
un cucchiaio di zenzero in polvere
un decilitro di sciroppo scuro
due cucchiai di cannella
un cucchiaio di chiodi di garofano macinati
due cucchiaini di cardamomo macinato
un cucchiaio di lievito in polvere
2 decilitri d'acqua
un litro e mezzo di farina bianca.
un cucchiaio di pepe verd. Eh, no, scherzetto. nonostante il nome, il pepe non ci va. Si usava un tempo, ma adesso non piú. Delusi?

Alché, si lavorino insieme burro, sciroppo e zucchero con le spezie. Si aggiungano acqua e bicarbonato, mescolandoci poi la farina a poco a poco. Si otterrá un panetto color kakka marrone che verrá avvolto nella pellicola (sia per non farlo seccare, sia per non impestare il frigo coll'odore persistente della cannella) e fatto riposare per una notte in frigo. Il giorno dopo tirate una sfoglia e fatene dei biscotti con gli appositi stampini. Nessun ricettario ve lo racconta, ma questa sfoglia si appiccica molto volentieri sul piano di lavoro. Trovate delle soluzioni intelligenti a questo inconveniente. Se mettete i biscotti in forno per circa 5' a 225 gradi, il lavoro sará terminato.
Il processo é anche molto apprezzato se in casa ci sono odori forti da mascherare.

Versione piú facile: comprate l'impasto nel negozio, tirate la sfoglia, fatene biscotti, infornate.
Versione ancora piú facile: comprateli. I Migliori del Regno, dopo attente prove d'assaggio compiute dai giornali locali, sono (manco a dirlo), quelli provenienti da un oscuro paesello nella Regione dell'Ultima Thule.

A questo punto, uno potrebbe dire: "Va bene, abbiamo fatto dei biscotti. Probabilmente sono anche buoni, adesso mi faccio un the e sento se sono di mio gradimento."
Errore gravissimo! I Pepparkakor sono oggetti che meritano un trattamento molto piú sacrale. Prima di tutto, se avete figli, abbiate cura di vestirli con la divisa di cui avevo mostrato la foggia nel post precedente. Successivamente, andate a comprare del glögg e del gorgonzola, o altro formaggio equivalente bucherellato di muffa blu (non valgono i pezzi di latteria dimenticati in frigo da tre mesi). Il Glögg é un vino speziato affine al Glühwein teutolandico, o anche al vin brulé friulano. Il Glögg presenta anch'esso una sua Fenomenologia Socio-enologica, che ora tralascio per non divagare.
Dunque, adesso che avete tutto, scaldate il Glögg, mettetelo in una tazza, metteteci a piacere mandorle e uvette, poi prendete il gorgonzola e spalmatelo sui Pepparkakor. Bevete e mangiate. Sí, anche il gorgonzola sui Pepparkakor, avete capito bene.
No, non vi piace? Rozzi zoticoni.
Per punizione allora, invece di mangiare i pepparkakor, dovrete affrontare delle prove d'Estetica, Architettura ed Ingegneria. Sí, perché in Svezia la pepparkaka é un ottimo Materiale da Costruzione, e con esso vengono eretti Castelli, Casette, Stughe, Catapecchie, Tamburi da batteristi. La regola é che le Opere debbano essere tutte in materiale teoricamente commestibile, perció le pareti vengono saldate con caramello di zucchero, (processo molto piú complesso e doloroso per le dita di quel che s'immagini) e i vari dettagli ispirati da quintalate dei godis di cui parlai a suo tempo in questo post, oltre che da generosi svolazzi di glassa di zucchero.
Se vi sentite invece un po' Geometri, e non avete voglia di perdere il vostro tempo e intelletto in processi creativi, esistono dei kit giá pronti per farvi la casa di Pepparkaka, come questo:


Se, al contrario, siete consapevoli di possedere una Manualitá e una Fantasia che neanche Le Corbusier, allora sappiate che potreste divulgarle al mondo partecipando a dei Concorsi per Costruttori di Case di Pepparkaka (CCCP), tra cui ad esempio quello indetto nell'Ultima Thule in un famoso centro Commerciale.
Il CCCP dell'Ultima Thule é teoricamente detto campionato nazionale, ma in realtá, visto che concorsi simili sono indetti anche altrove, qua sono solo Ultimathulesi a parteciparvi. Non riesco ad immaginare nessuno che si faccia una sfacchinata dal Blekinge, per di piú con sto tempo, solo per venire ad esporre la sua Creazione.
Un paio di foto prese da internet ve le mostro qui, riferite al CCCP di 3 anni fa:


Altri esempi potrete trovarli nello stesso sito da cui ho rubato le due immagini, qui o anche qua. Altri contributi dell'anno passato si possono ammirare in questo sito ufficiale. I partecipanti sono divisi per categorie, tra cui figura anche una rappresentanza di una specifica professione. L'anno scorso erano impegnati i Politici. Quest'anno sará la volta degli Architetti: dato lo standard estetico dell'Architettura Moderna Ultimathulese, sospetto che i loro contributi avranno un aspetto non dissimile da questo:


Quando il Vikingo ed io eravamo ancora giovani e sfaccendati (circa quattro anni fa), e non avevamo a che fare con un Mezzovikingo terrorista che adora distruggere tutto ció che gli capita sottomano, il Vikingo si dilettó di progettare, costruire e rifinire la seguente meraviglia (che rimase confinata nell'appartamento e non partecipó ad alcun CCCP): 


Il marginale contributo di manovalanza che diedi all'epoca fu comunque sufficiente a farmi diventare insofferente all'odore dei Pepparkakor per anni a venire.

Ma, alla fine, che se ne fa uno di queste Meraviglie?
La risposta é semplice: vengono demolite e mangiate per l'Epifania.
Tutte, compresi i godis. Io continuo a pensare che il pancreas svedese sia di natura assai resistente.


Thursday, 25 November 2010

Invitare Rudolf a cena

Ohibó! Sto forse progettando un'occasione per cornificare il mio bel Vikingo? O si prospetta un'interessantissima serata con qualche noioso, o magari brillante, ospite accademico? 
Niente di tutto questo: le nostre cene continuano ad essere allietate da un Mezzovikingo che rivela la sua ereditá biologica, e si carica di adrenalina proprio mentre il Resto della Nazione dalle tre Corone si appresta a nascondersi sotto i piumini dell'Ikea. 
Nel restante scarso tempo libero, i due genitori si contendono con diplomazia l'uso del computer: l'una per pastrocciare con Photoshop e rivelare al mondo la propria insipienza tramite un certo blog, l'altro per tenersi aggiornato sui fatti dell'Ultima Thule con l'aiuto del Västerbottens Kuriren. E fu su quest'ultimo che, qualche giorno fa, ci capitó di leggere la seguente notizia: la catena Lidl venderá carne di renna siberiana nei propri discount britannici. Al che, un tale Justin Kerswell, esponente di un'associazione vegetariana, si é pronunciato con disgusto su tale barbara novitá, che distruggerebbe la magia del Natale mangiando renne morte (pensa se le mangiassimo vive, ho pensato subito io).
Da queste parti, in luoghi molto piú vicini alla Vera Casa del signor Babbo Natale, il trafiletto ha lasciato per lo piú indifferenti, se non suscitato tiepidi sorrisi. Di renne morte, quassú, sono pieni i supermercati., mentre quelle vive se ne vanno a spasso per le strade in mezzo ai boschi. Non é esattamente il tipo di carne piú economico, ma é facile da trovare, e ogni tanto ce lo si puó concedere. 
Il problema della carne di renna, che é molto rossa e ha un sapore un po' dolciastro, é che é abbastanza dura, e perció il modo migliore di mangiarsela é a fettine sottili come nelle suovas, piatto tipico same che descrissi a suo tempo in questo post. Se avete fortuna, puó capitarvi di conoscere qualcuno che abita nel Norrbotten e ha contatti con qualche Same allevatore, il quale potrebbe fornirvi una coscia della Bestia uccisa a Regola d'Arte e cioé quando non é stressata. Ignoravo del tutto il concetto di animale stressato, ma mi é stato assicurato, da una collega, che la carne di bestia non stressata é molto piú frolla ed ha un sapore migliore. Sapevatelo, qui sul Norrländsk Channel.
Altro modo per mangiarsi la Renna di Babbo Natale é sotto forma di prosciutto, di solito affumicato, che é una procedura molto comune da queste parti. Per me fu un grosso inconveniente quando ero incinta del Mezzovikingo ed ebbi la ventura di partecipare ad un Julbord (pranzo di Natale) lavorativo in cui il pregiato salume era disponibile in diverse varianti: la carne é affumicata da cruda e fu un'autentica sofferenza non poterla assaggiare. 
(A tal proposito, alle gestanti nordiche fanno una testa cosí sul fatto di non dover bere alcol in attesa, e nel regolamento delle ostetriche compare addirittura la Domanda di Rito, da porsi a metá gravidanza: "ma ti sta pesando il fatto di non poterti fare un cicchetto?" Io risposi candidamente che l'astinenza da prosciutto crudo e di renna, da tiramisú e da salmone affumicato stava provocando danni psicologici ben peggiori. Mi guardarono quasi male).
Dunque, sto prosciutto é fatto con la carne della renna. Non é l'unica scelta. Se, ad esempio, siete d'umore un po' piú gothico, o dark, o vampiresco, non vi sará difficile scegliere invece un pezzo di cuore di renna affumicato, da fare a fettine e mangiare esattamente come il prosciutto di cui sopra. Il gusto é ancora piú dolce, a parer mio. Se é invece il lavoro del vostro dentista a non aver problemi, potreste tentare la sorte con un pezzetto di carne secca del solito quadrupede. Nel caso vogliate invece un'alternativa piú sana alla korv descritta nel post precedente, beh, c'é sempre il salamino di renna. Tutto questo, come detto, si trova senza problemi nei supermercati dell'Ultima Thule (come vada giú a Stoccolma o nello Skåne, questo non lo so).


Qualora siate ancora piú curiosi e desideriate delle ricette un po' piú gourmet in cui si sacrifichi il povero Rudolf, vi consiglio di fare un salto in un blog chiamato, guardacaso, La Renna in Cucina, e sfogliare le preparazioni che stan sotto la voce renna, per l'appunto.
A questo punto, peró, non posso fare a meno d'infilarci una mia personale ricetta, presa in prestito al tunnbrödrulle di carne di renna e che teoricamente é tutta inspirata ad ingredienti same che si trovano solo qui, ma che potrebbero raccontare qualche curiositá delle tradizioni culinarie del Nord piú a Nord. Spero che non ci sia qualche vero autoctono a leggere e rabbrividire.

Ingredienti:
fette di pane tunnbröd morbido
Créme fraiche o formaggio morbido spalmabile di gusto neutro
prosciutto di renna affumicata
Gompa

Spalmare il pane con un sottilissimo strato di Gompa. Spalmarne un altro con uno strato, piú generoso, di creme fraiche. Adagiarci del prosciutto di renna. Metterci sopra il pane con la gompa, arrotolare il tutto, tagliare a fette trasversali. Pronto.

Orbene, e che é sta Gompa? Domanda legittima. Non é qualcosa che troverete alla esselunga. Diciamo che al mio arrivo qui cominciai ad investigare il cibo locale, e mi capitó sott'occhio un vasetto etichettato con sto nome da cartoon, e pieno di una poltiglia verde. L'etichetta recitava: fatto con le erbe Kvanne e Tolta, piú un'altra che non ricordo. Una ricerca spiccia su internet mi assicuró che si trattava di specialitá same, che prometterebbe vigore ed energia, e si usava per far fermentare il latte di renna. Mischiata con panna acida (gräddfil) dá una salsa detta gompasås. Chiaro che dovevo provare.
Il problema é che questa salsetta dall'aspetto ridente é amarissima. Pensare di usarla come il pesto é una follia. Per cui mi sovvenne che sia il pane svedese, che la carne di renna sono abbastanza dolci. Da qui l'accostamento come sopra, dolce-amaro.
Niente di originale, il tunnbröd fatto con prosciutto di renna esiste giá nella tradizione culinaria svedese, ma in quest'ultimo la salsa usata é a base di pepparrot, o rafano.

Buon appetito, a tutti voi non deboli di cuore.

Monday, 15 November 2010

Appello accorato

Ogni Popolo ha le sue Droghe. Legali o meno, eccitanti o deprimenti, severamente regolamentate o  selvaggiamente abusate con il beneplacito dell'Autoritá. 
Anche la Svezia, nonostante l'Uso del Lagom e l'equilibrata Reputazione di cui godono i suoi Abitanti, ha le sue Droghe quotidiane. Lo Stereotipo direbbe Alcol (stereotipo in realtá disatteso da certe statistiche a favore di altre Lande), io citerei altri chemicals che descrissi a suo tempo qui e qua.


Un'altra Droga scandinava molto diffusa, la quale fralaltro ha ripercussioni molto perniciose per l'arredo urbano dell'Ultima Thule (vedi foto, e non é neppure l'esempio piú indecente), é la cosiddetta Korv, quella che in Paesi piú meridionali prende il Nomignolo di wurstel e in alcuni casi, gonfiata all'estremo, corredata di cubetti di grasso, trivellata da grani di pepe o pistacchi, si fa chiamare Mortadella. Il concetto é piú o meno quello.
Lo Svedese, che non vuole esser da meno dei suoi cugini Tedeschi, usa ed abusa di Korv di qualunque tipo e dimensione. Nel chiosco dell'Ospedale dove lavoro, vendono dei pranzi pronti in vassoio dotato di coperchio trasparente. Talvolta é possibile osservarne alcuni contenenti delle korv a bagno in sospette acque brune.
Forma e dimensioni di questi oggetti cosiddetti alimentari sono tali da farmi pensare subito al malcapitato signor Bobbit, e da farmi chiedere quanti uomini riescano a cibarsene con gioia e spensieratezza.
Per evitare riflessioni scostumate, preciso subito che tale formato non é esattamente il piú popolare in queste zone, per cui le Korv di grandi dimensioni (tipo la Falukorv) sono fatte a fette se non a striscette, passate in soffritto di burro e cipolla, poi cotte in sugo di pomodoro, panna, pepe e prezzemolo, per quindi ricevere l'esotico nome di Korv Stroganoff (che a me ricorda inevitabilmente un certo romanzo di Verne).
Le korv piú piccole, oggetto in cui evidentemente il maschio svedese non si riconosce, vengono invece entusiasticamente consumate intere a mo' di hot dogs. Il basso prezzo e la disponibilitá sulle piazze aumentano considerevolmente l'entusiasmo popolare intorno a questo alimento.


 Nei miei trascorsi padovani, un conoscente con le mie stesse basi universitarie raccontava di come il lavoro in un'italica fabbrica di korv italiche gli avesse fatto perdere il gusto per la delicata salsiccetta industriale, e ció a causa di alcune interessanti routines nella lavorazione. Per tal motivo, ho dei radicati pregiudizi, e non ho l'abitudine di comprarla.
Senonché, la settimana scorsa all'asilo del Mezzovikingo si é ripetuta la bella Festa della Luce di cui m'é capitato di parlare giá un anno fa. Gl'intirizziti Partecipanti (non dimenticate che qua é giá arrivata la prima Nevicata Seria, e il fiume sta ghiacciando), furono confortati dalla permanenza all'aperto con alcune korvar calde di grill. Vikingo e Mezzovikingo, seguendo il richiamo dei gradi centigradi, si sbafarono una korv ciascuno.

Ed ecco che qui arriva il mio Accorato Appello: gentili Produttori di korv, di grazia, cambiate immediatamente la composizione delle vostre salsiccette. Lo so che ho dei pregiudizi in quanto chimica, lo so che forse le producete meglio, o piú legalmente, di quanto i vostri italici colleghi possano fare, ma, per cortesia, cambiatene comunque la composizione!
I miei due uomini sono tornati a casa con un Alito infernale, lo giuro! Mefitiche esalazioni che si sono attenuate solo dopo 48 ore. Che chem cavolo ci avete messo dentro? Il Vikingo potrá dare la colpa ad un bicchiere di vino, a troppe tazze di caffé, ad un pezzetto di snus indecentemente tenuto in bocca per mezza giornata, ma che dire di un bimbetto di neanche due anni e mezzo, che dovrebbe odorare di panna fresca e invece esala zaffate degne del peggior ubriacone del Norrbotten con problemi dentali? Ero sul punto di spedire il consorte a dormire sul sofá, e lasciare il figliolo in affidamento ad una famiglia vegana. Nemmeno una pizza marinara con tutto il suo aglio riesce a fare altrettanto.
Abbiate dunque pietá, e cambiate la vostra mistura di chemicals da korv. Metteteci del deodorante, del mentolo, estratto di lingon (contiene benzoati), non so, fate voi. Basta che risolviate il problema. E non venite a dirmi che questa é la ricetta tradizionale svedese: ho lo stesso problema con le köttbullar industriali, ma non con quelle che fa a mano mia suocera (e sí che ci mette un bel po' di cipolla). Niente scuse, dunque.
L'armonia familiare nostra ve ne sará grata, insieme alla sottoscritta. Magari compreró addirittura una korv anch'io, ogni tanto, giusto per gratitudine.

Sunday, 12 September 2010

Al sa un fiá da freschin...(*)

Qualche tempo fa, un amico, gentilissimo, ma che usa spammarmi la casella di posta con notizie particolari e materiale vario di critica contro i Governanti di Italia e Vaticano, mi spedí una mail piú normale chiedendomi chiarimenti riguardo alla seguente classifica dei cibi "piú strani e schifosi" del mondo (ogni tanto c'é chi si diverte a proporre queste classifiche, appioppando etichette che vanno bene solo all'autore/autrice. Magari chi si gusta il verme grassoccio trova disgustosissimo cibarsi di gamberoni).
A parte i soliti e ovvi vermi, ragni, frutti esotici e teste di bestie varie, ció che colpí il mio compare, e lo spinse a rivolgersi a me, fu l'inclusione nella lista del lutefisk: cibo festivo natalizio e non, d'ispirazione norvegese, cioé "dalle mie parti". 
A parte il fatto che, come detto, queste liste sono arbitrarie e secondo me é una gran ingiustizia averci incluso la trippa, devo dire che il lutefisk, piú che un cibo digustoso, é un qualcosa difficilmente riconoscibile come genere alimentare: merluzzo (o simili) messo a bagno per un paio di settimane in una mistura di carbonato di sodio e calce spenta. Il solo nominare queste sostanze chimiche esotiche e pericolosissime fa arricciare il naso a piú d'uno; per me, che come chimica organica ho visto e odorato cose di cui voi umani mai immaginereste l'esistenza (tipo i tiofenoli, il dietilzinco o piridine varie), beh, un po' di soda mi fa proprio un baffo.
Comunque, tranquilli: per far scendere un po' l'estrema alcalinitá che scioglierebbe le pareti di qualunque stomaco, la massa del lutefisk viene poi lavata per diversi giorni in acqua fresca. Il risultato é una mattonella gelatinosa contenente il 130% di acqua, da cucinare in forno. Durante la cottura, la mattonella perde un po' del liquido e i resti del pesce non ancora del tutto saponificati si condensano in qualche pezzettino biancastro.  Se il lavaggio con acqua fosse stato fatto male, alla fine della cottura si vien beffati con un tegame di acquetta torbida, e nessun resto organico. 
L'unico modo per conferire una parvenza di gusto a questo prodotto da gourmet é l'irrorarlo di cremette, come solo in Scandinavia si sa fare: e perció i buoni Norvegesi usano una squisitissima ed originale Salsa al sapore di, ohibó, Burro.

Quello che io comunque contesto al tizio che ha scritto la lista, é una certa superficialitá nel trattare i segreti della gastronomia nordica. Questo signore se la prende col lutefisk, il quale alla fin fine é un materiale incapace di eccitare uno qualunque dei cinque sensi, e dimentica madornalmente l'Orgoglio e il Vanto del Norrland Centromeridionale: il Surströmming.


(L'immagine qua sopra l'ho rubata a Wikipedia, che a me é mancato il coraggio. Avverto i Difensori Incalliti delle tradizioni mediterranee di starsene zitti, che i nostri antenati avevano inventato ben il garum).

Il Surströmming, che, contrariamente a quel che crede, non é esattamente apprezzato da tutti gli svedesi, é un Cibo proprio tipico del Norrland, e vanta persino un'apposita Accademia, dove si disquisisce sul modo migliore di prepararlo, s'allacciano contatti internazionali, s'esibiscono Mecenati, Degustatori, Ricercatori ed Amici del Nobile Alimento.
Senza influenzare troppo i miei lettori, e tenendo conto che de gustibus non est disputandum, ne riporto direttamente la preparazione, da fare anche comodamente a casa vostra:

Pescatevi delle aringhe durante il loro periodo di riproduzione, dal 20/5 al 15/6 nelle acque comprese tra Härnön e Skags Udde. Mettetele in un bagno d'acqua salata. Mescolate il primo giorno ogni 3 ore, il secondo ogni 5. Filtrate e NON lavate il pesce, togliete peró testa e interiora. Ora il pesce é pronto per essere fermentato: in acqua salata e in una botte possibilmente NON nuova, che sennó certi batteri mancano. La botte si chiude. Per favorire il processo, la botte si fa rotolare al sole finché la fermentazione parte: si sente, dalla valvola, e si odora (i testi dicono: profuma di sterco di cavallo), dopodiché la si mette all'ombra per circa un paio di settimane a 16-18 gradi. All'inizio d'agosto il sublime cibo é pronto per essere inscatolato, in resistenti lattine a prova di bomba (nel caso la fermentazione non sia finita, la lattina puó scoppiare, e se siete in aereo l'iscrizione nelle liste nere dell'FBI non ve la toglie nessuno). Degustazione vietata fino al terzo giovedí d'agosto, dove si ha la Prima dello Surströmming, simpatica alternativa gastronomica alla Kräftskiva di cui parlavo l'anno scorso e che si usa nel medesimo periodo. Per aprire le lattine, rivestitevi preferibilmente d'un'armatura medievale rubata al bisnonno, che non si sa mai. Una fragranza di acido propionico, butirrico e acetico, con accenti di acido sulfidrico, investerá le vostre narici preparandovi ad un'esperienza indubbiamente indimenticabile (o removibile all'istante, a seconda del comportamento tipico del vostro inconscio).

Per degustarlo al meglio, provate la Surströmmingsklämma: prendete un pezzo di tunnbröd (pane sottile) duro, spalmate con abbondante burro, tagliate a fettine delle patate bollite e mettetele sul pane. Aggiungetevi dei pezzettini di Surtrömming e ricoprite di cipolla o porro a fettine. La quantitá di pesce che mettete sul pane é direttamente proporzionale: alla vostra natura di Vero Norrlandese, e alla quantitá di Acquavite che berrete per dimenticare l'esperienza.
Se proprio siete dei pivelli, vi é concesso di nascondere il tutto con una spalmata di crema di latte, e coprire lo scenario con un altro pezzo di tunnbröd.
Per chi fosse curioso: sí, l'ho provato. Due volte. Un po' per fare una bravata, un po' per curiositá, un po' per ingenuo desiderio d'integrazione sociale. Cosa non si fa per sentirsi accettati.

(*) Nota linguistico-chimica:  sa un po' da freschin: in veneto, freschin é un'intraducibile parola che indica l'olezzo di carne, pesce, o materiale in decomposizione con connotazione alcalina. È interessante notare che  in circostanze simili, in svedese (o in dialetto Ultimathulese, non lo so esattamente) si usa colloquialmente una parola simile, surt, che letteralmente invece significherebbe acido (concetto non errato se si pensa al surströmming, da quello che si legge appena sopra).

Monday, 6 September 2010

Cinismi gastronomici

Uno dei problemi nel tenere un blog dedicato ad un luogo specifico, sono i Corsi e Ricorsi Storici, con buona pace di quel tal Vico. Il primo anno uno scrive una cosa con piú o meno colori, stile e abbondanza di Dettagli, l'anno dopo la Cosa ritorna, e il povero blogger si ritrova a corto d'argomenti.
Per dire, l'anno scorso, in preda all'entusiasmo, dedicai non uno, bensí due post all'argomento Funghi, per poi sorprendermi quest'anno con giá tutto detto, includendo pure le frecciatine all'indirizzo degli autoctoni svedesi, i quali non conoscono altro Fungo all'infuori del Kantarell. Allora, rileggendomi, sembravo quasi seccata al pensiero che costoro vivano immersi in tanto bendidio, e non se ne rendano conto. Un anno piú tardi, complice anche la saggezza della vecchiaia, mi sorprendo a provare un meschino compiacimento per l'ignavia micologica dei miei compaesani, e pertanto mi accingo a sfoggiare con orgoglio le mie Cacce Grosse in quel della stuga.

Per punire il mio atteggiamento snob verso i cantarelli, i boschi svedesi mi concedono di trovarne solo un paio a stagione. Per consolarmi, il misero bottino viene rimpinguato da prelibati Suillus, qua detti smörsopp, o  funghi-burro (dato il rapporto degli svedesi col Sacro Dio Burro, non é difficile intuire che anche quassú siano apprezzati; sopp indica un generico fungo con pori).


Per gli appassionati di cantarelli, faccio la generosa e vi mostro pure dove li ho trovati (all'imbocco del famosissmo Sentiero dei Troll): 


Questo era per comiciare la stagione. Pochi giorni dopo é la volta delle Vescie e del Lactarius deliciosus. In barba all'epiteto latino, i miei compaesani guardano generalmente con diffidenza questi funghi dall'aria sottilmente tossica, trasudanti effluvi arancioni dalle lamelle e chiazzati da sospette macchie cianotiche. Nonostante tutto, qualcuno dei nostri vicini di stuga si é rivelato piú versatile di molti connazionali, poiché un giorno ritrovammo, ai lati della strada, molti esemplari di Lactarius immondamente trucidati per via d'un eccesso d'Ospiti Indesiderati.


Nei giorni seguenti, i Leccinum iniziarono a festeggiare l'arrivo dell'Autunno. E noialtri con loro, s'intende. 
Il giardino della stuga dei suoceri (e piú avanti pure quello della nostra), contribuí con qualche Porcinello, tanto per dar man forte. Inutile sottolineare, anche qui, che la diffidenza fungina di mia suocera é accolta con miserabile esultanza dalla sottoscritta.




Di qui all'ingloriosa fine, il passo é breve (tagliatelle al sugo di panna, porcini, e prosciutto di renna. E che qualcuno ricordi agli svedesi che il prezzemolo riccio, tanto in voga nei supermercati di qua, non vale nulla per aroma e potenza, rispetto a quello liscio):


Saturday, 24 July 2010

Le piccole gioie della vita

Appena in tempo per l'arrivo di un'ospite, la sospiratissima Stuga del Vikingo apre i battenti dopo frenetiche settimane di lavori. Se il blog ha risentito parecchio dell'assenza forzata, un'uscita-lampo verso la Cittá causa rifornimenti alimentari mi lascia un generoso spazio di qualche quarto d'ora per mostrare una ricetta veloce, la quale é pure un gradito Effetto Collaterale della Vita Pseudobucolica sulle coste del Norrland: la Colazione Estiva Macrobiotica.

Ingredienti:
fragoline di bosco, o smultron:


Mirtilli neri, o blåbär:


Yogurt.

Preparazione:
Appena svegli, uscite dalla porta che dá sul mare. Sfidando le zanzare, raccogliete. Versate le bacche in una scodella di yogurt, o altro se quest'ultimo vi fa schifo. Se un Mezzovikingo vorace e autoritario fallirá nel confiscarvi la scodella, sedete e gustate sulla veranda, davanti al mare calmo e al sole che accarezza le cime degli abeti.


Buon Appetito.

Saturday, 13 February 2010

Carnem levare et semila


Beh no, non é che adesso, dal basso della mia miseranda educazione da Perito (una definizione un programma) mi sia messa in testa di riscattarmi imparando un po' di latinorum
Peró in questi giorni avevo portato il Mezzovikingo all'asilo, ed ho realizzato improvvisamente che il Sole era giá spuntato, volatili sconosciuti cinguettavano gioiosi nella mattinata ancora fredda, la Primavera non é cosí lontana e che, un po' piú a Sud, il Carnevale sta giá per finire mentre qui abbiamo ancora in mente i ninnoli del Natale.

Il Carnevale, festeggiamento indecente riservato perlopiú a Gente Scostumata repressa dai Riti Cattolici, mi manca un bel po', qui nell'Ultima Thule. Mi mancano le gite spontanee a Venezia a veder eccentrici tripudi di colori e forme, fatti di piume stoffe tulle e passamanerie. Mi mancano i crostoli, e le frittelle con la crema di zabaione delle mie nonne. Mi dispiace un po' non poter pensare a una mascherina da inventare per il Mezzovikingo adesso che va all'asilo, e non poter portarlo in centro a vedere i Carri Mascherati. Ho nostalgia delle strade spolverate di coriandoli, preludio ai colori della primavera che arriva, e che resistono ostinatamente alle piogge e alla fanghiglia del disgelo per molti giorni dopo il Martedí Grasso.
Gli Svedesi, col loro retaggio di severe norme protestanti, non festeggiano il Carnevale. Molti non sanno nemmeno cos'é, e lo confondono con un'oscura e fortunata serie televisiva della HBO, o eventualmente pensano alle decoratissime donnine svestite di Rio.
Siccome peró Pasqua e Quaresima esistono pure qua, un minimo di gozzoviglie alimentari del Martedí Grasso (o Fettisdag, che ha lo stesso significato) s'é sviluppato lo stesso. In una terra dove le scure farine d'avena e segale accompagnavano la vita quotidiana, ecco che l'Apoteosi della Golositá era raggiunta con un panetto di farina biancasemila in latino, che fu poi storpiata in Semla alle Latitudini Boreali, ed é un panetto (o bulle) lievitato al cardamomo, ripieno di pasta di mandorle e panna montata, e spolverato di zucchero a velo.
La Semla in origine non era tanto ricca quanto l'attuale, ed era rigorosamente riservata al Martedí Grasso.  Nonostante queste limitazioni, l'ingozzarsene era giá da allora cosí pericoloso tanto che il re Adolf Fredrik, giá cagionevole di salute, ne morí d'indigestione il Martedí Grasso 12 Febbraio del 1771. 
Con l'avanzare del Benessere e del Consumismo la tradizione é venuta a cadere, e ora la Semla puó essere gustata durante un ben piú ampio periodo. Qualcuno ha pensato bene di scavalcare il confine e andare a ritroso fino al periodo prenatalizio. In quest'ultimo caso, in omaggio ai lussekatter, l'impasto s'arricchisce di zafferano. I Puristi tuonano contro questa Inaccettabile Blasfemia; personalmente la proveró prima o poi. L'unica remora é il contenuto energetico di questo dolcetto dall'aria angelica: si dice che ne bastino quattro per soddisfare il fabbisogno calorico quotidiano.

Per completare la tradizione, la semla andava mangiata dentro un piatto fondo riempito di latte tiepido (hetvägg, che non significa parete calda come lo Svedese moderno suggerirebbe, bensí triangoli caldi, dalla lingua antica e dalla forma che prendevano i panetti dentro un pentolone di latte caldo). Il Vikingo assicura che questa é una barbara usanza che solo nel Profondo Sud dello Skåne adottano, altri mi dicono che é un retaggio di tempi passati. Per il Norrlandese quindi, l'accompagnamento ideale é una tazza di caffé nero.
Non mancano dissertazioni pseudopsicologiche sui tratti caratteriali che emergono da come si mangi il dolcetto: prima la calotta, con cautela? tutto assieme sbrodolando in un tripudio di panna? con le mani, con la forchetta, evitando lo zucchero a velo sul naso o incipriandosene?

Naturalmente, non mancano neppure accurate classifiche nei giornali locali su quale pasticceria abbia la miglior semla della cittá o dei dintorni. Le valutazioni sono accompagnate da dotte disquisizioni e commenti sull'equilibrio tra pasta di mandorle e panna, sulla qualitá di quest'ultima, sulla morbidezza e il contenuto di cardamomo dei panetti. Altri propongono -blasfemia!- varianti alla ricetta, o si sbizzarriscono nel tagliar la calotta in forme alternative. Se qualcuno dovesse passare a trovarmi, lo indirizzeró volentieri verso la pasticceria che é pluripremiata qui all'Ultima Thule, per non far troppa pubblicitá ora.

E, siccome é il caso di passare a cose piú concrete, eccone la ricetta. L'aspetto a preparazione ultimata si vede nella foto di sopra.

Tempo: 2 ore (ma il tempo é relativo, dimostró qualcuno)
Ingredienti per 14 pezzi:
2 uova
50 g lievito di birra
100 g burro
3 dl latte
Un pizzico di sale
Un cucchiaino di cardamomo
1 dl zucchero
Un litro di farina 00
Pasta di mandorle
Panna montata
Zucchero a velo

Sbriciolare il lievito. Sciogliere il burro, aggiungerlo al latte e farlo intiepidire (37 gradi). Versarne un po’ sul lievito e scioglierlo, poi aggiungere il resto. Aggiungere sale, cardamomo, zucchero e un uovo. Mescolare e aggiungere la farina, poi impastare. Lasciar lievitare finché l’impasto ha raddoppiato il suo volume. Lavorarlo sul tavolo infarinato avendo cura di eliminare le bolle d’aria. Dividerlo in 14 parti e formare dei panetti rotondi che andranno lievitati sotto uno strofinaccio per mezzora. Spennellarli con l’altro uovo -sbattuto- e cuocere in forno a 225-250 gradi per 8-10 minuti. Lasciarli raffreddare.
Quando saranno freddi, tagliarne la calotta e mettere dentro il panetto un po’ di pasta di mandorle ammorbidita con un po’ di latte. (La pasta di mandorle si puó comprare o far da sé con mandorle dolci, zucchero a velo e latte passati al mixer). Montare la panna e ricoprire generosamente (per ogni semla ci vuole mezzo dl di panna) lo strato di pasta di mandorle. Rimettere la calotta tagliata in precedenza e spolverare con zucchero a velo.

Buon appetito. Non fate come Adolf Fredrik, peró, mi raccomando (io declino ogni responsabilitá, nel caso).

Monday, 14 December 2009

I Gatti di Lusse

Visto che Daniela del Coltello di Banjas me l'ha chiesto in un commento piú sotto, metto la ricetta di quelle cose misteriose gialle nella foto precedente, dette Lussekatter, che in Svezia sono un Evento Alimentare Obbligatorio per Santa Lucia, tanto che se non ci sono i Lussekatter, si cerca di rimediare con qualunque prodotto da forno che dia l'illusione di contenere un po' di zafferano:


per circa 30 pezzi:
175 gr burro, 5 dl latte, 1 gr di zafferano, 50 gr di lievito fresco, 1½-2 dl zucchero, un pizzico di sale, 15 dl di farina, uvette, 1 uovo per spennellare

Sciogliere il burro e aggiungere il latte, portare a temperatura ambiente. Spezzettare il lievito, sciogliere lo zafferano in un po’ di acqua e aggiungerli al burro e latte. Mescolare burro e sale. Impastare aggiungendo farina fino a che l'impasto sia malleabile. L'impasto va fatto lievitare al caldo (ma non troppo) circa 40 minuti.
Mettere la pasta sul tavolo infarinato e impastare con meno farina possibile.
Dividerla in 30 pezzi che verranno rullati e arrotolati a formare una “S”.
Portare il forno a 225-250 gradi mentre i lussekatter lievitano sulla placca (piú o meno per mezz’ora). Decorare ognuno con un paio di uvette e spennellarli con uovo sbattuto. Cuocere in forno finché prendono colore, circa 5-10 minuti. Lasciarli poi raffreddare fuori dal forno sotto uno strofinaccio.

Consigli per una buona riuscita:
Non usare troppo poco burro
Non usare troppa farina
Togliere dal forno appena prendono colore!

(si noti la praticitá, tipica dei ricettari svedesi, di usare i volumi (spesso in decilitri, dl) anziché il peso per indicare le quantitá degli ingredienti: stessa efficacia nei risultati, ma con soluzioni tecnologiche molto piú semplici...)

Buon appetito!

Monday, 28 September 2009

Cena al Gambero Rosso

Dopo un po' che se ne parlava, questo weekend si é consumata dai suoceri una delle tradizioni svedesi dell'autunno, cioé l'annuale e autunnale kräftskiva. La kräftskiva consiste nella mangiata collettiva dei gamberoni di fiume, qui chiamati kräftor, i quali si comprano giá cotti e surgelati, e solitamente costano un patrimonio anche se importati dalla Cina, ragion per cui noialtri non la facciamo spesso. Per ulteriori dettagli, e per pigrizia mia, vi rimando qua.
La kräftskiva implica tutta una serie di accessori kitch rossi e decorati con, o a forma di, gamberoni: salviette, piatti, pinze per curiosare dentro le chele, (nel caso ci siano alcuni milligrammi di polpa nascosti), coltellini per tagliare la cuticola dei poderosi crostacei e far uscire un mignolino di preziosissima carne.
Per l'occasione, i miei altrimenti seriossimi suoceri hanno addirittura ostentato cappellini con cotillion.
Puó essere interessante e pratico sapere che ogni anno i giornali tentano di assicurarsi extralettori pubblicando dettagliati test degustativi con punteggi su varie marche di kräftor e consigli di chef vari.

Dunque, dopo aver controllato di avere gli accessori coordinati e aver comprato i kräftor giusti secondo i consigli dell'Aftonbladet, si inizia che tutto é bello e carino e il piatto si presenta all'incirca cosí:



Dopo un'oretta, il vostro piatto si sará trasformato in un classico esempio di Entropia (non vale per il Metodico, vedi sotto):



L'erbetta verdastra é l'aneto, qua chiamato dill. L'aneto é la Spezia-Universale-per-Pesce-e-Affini in Svezia, ed é usata ed abusata allo stesso modo del prezzemolo per gli italici. Se ordinate pesce, state sicuri che vi sará servito insieme ad una foresta d'aneto.
Mangiare i kräftor richiede certe abilitá manuali, e durante la cena sono emerse le seguenti categorie di consumatori:
Io speriamo che me la cavo (mia suocera): non ha una tecnica precisa, toglie testa e chele e si cimenta in diversi tentativi di estrarre dignitosamente la coda piú o meno intera.
L'Artista, ovvero il Chirurgo (il Vikingo): lo scopo é estrarre elegantemente una coda intera col minimo numero di operazioni manuali.
Il Metodico (mio suocero): indipendentemente dalla tecnica, il suo piatto alla fine di tutte le operazioni sará un ordinatissimo raggruppamento di teste, chele e gusci vuoti severamente divisi.
Il Biologo-Patologo ingordo (io): viviseziona e scompone la testa dei crostacei alla ricerca del burro della kräfta: cremetta gialla che si trova in determinate parti sotto la cuticola della testa.
L'Approfittatore (il Mezzovikingo): si fa sgusciare i kräftor da altri.

La kräftskiva non é l'unico punto dell'anno in cui ci si riunisce con mangiate ittiche e pseudo-ittiche: si va dalla Midsommar con le aringhe conservate (sill), alle mangiate di surströmming (aringhe marce). Tutte queste occasioni servono a nascondere discretamente il vero scopo della mangiata: farsi una ciucca di snaps, ossia acquavite di vari gusti (uno peggio dell'altro, a parer mio).
La bevuta di snaps é un rito collettivo che contempla l'esibizione canora dei partecipanti su apposite snapsvisor (canzoni popolari da snaps), intonate a intervalli regolari durante la libagione.
Siccome la sottoscritta non é una fanatica dell'alcol, e la snaps proprio non mi piace (é amara), é una gran bella cosa trovarsi ancora nella condizione di MammaMucca ed avere una scusa elegante per sottrarsi a quest'obbligo sociale (rifiutare l'alcol, per molti svedesi denota un carattere snob e antisociale). Essere un'emigrante mi offre pure il vantaggio di (far finta di) non conoscere le diverse snapsvisor ed evitare una serie di figure barbine.

Siccome i kräftor da soli hanno una scarsa resa dal punto di vista calorico, si é reso necessario integrare la kräftskiva con piatti tipici, in grado di assicurare un giusto apporto di colesterolo. Orgoglio e vanto del Norrland é il formaggio Västerbotten, con cui si puó preparare la famosissima torta salata Västerbottenpaj:



A chi interessa, ecco la ricetta:

Mescolare 3.5 dl di farina con 150 g di burro e un pochetto d'acqua. Farne una pastafrolla, foderare una tortiera e cuocere in forno a 225 gradi per 10 minuti, poi estrarre e lasciar intiepidire.
Nel frattempo, sbattere velocemente 3 uova con sale, pepe, 2 dl di panna e formaggio Västerbotten grattuggiato (dai 150 ai 300 g, secondo le fonti. Fate voi). Il formaggio puó all'occorrenza essere sostituito con qualunque altro tipo, purché stagionato e sufficientemente grasso.
Versare il tutto nella tortiera e mettere in forno per 20-30 minuti a 200 gradi.
(se si vuole una versione piú leggera si puó usare panna da cucina al 4% di grassi anziché 35, e 100 g di burro anziché 150. Funziona egregiamente lo stesso).

Smaklig måltid. (buon appetito)

Monday, 24 August 2009

Quell'ifa é un ufo (parte prima)



Quando uno vuole fare un viaggio fino all'Ultima Thule, puó prendere l'aereo (un'oretta da Stoccolma), oppure accettare di trascorrere molte ore seduto in macchina o in treno. Se scegliete quest'ultime alternative, portatevi dietro qualcosa di interessante da fare. Qui non siamo in Norvegia dove ogni fiordo scatena tanti "oooohhhh" di meraviglia.
Da queste parti vedrete bosco. Qualche lago.
Un paio di casette rosse. Bosco. Lago. Bosco. Bosco. Bosco.
Bosco su colline molto dolci perché la geologia della Scandinavia é molto molto antica.

E dove c'é tanto bosco, ci sono tanti funghi.
La micologia svedese é interessante, combinando la presenza di parecchi alberi che fan da ospiti e un clima fresco con diverse piogge.
Nonostante ció, deve essere successo il seguente fatto:
Quando i Vichinghi colonizzarono queste zone, si portarono dietro la leggenda del grande frassino Yggdrasil.
Tra i compari del possente albero spuntó il fulvo Cantarello (Cantharellus cibarius), che guardó gli Uomini (ma soprattutto le Donne) e disse:

Io sono il Cantarello Fungo vostro.
Non avrete altro Fungo all'infuori di me.

E fu cosí che i nordici non conobbero altro fungo e adorarono il Cantarello come oro del bosco.
(la loro fedeltá fu premiata facendo loro conoscere le virtú dell'Amanita Muscaria, che diede agli uomini il Berserk e vittoria in battaglia).

Lo svedese medio sembra infatti occuparsi solamente del cantarello. Quando qualcuno vi propone di andare a funghi, solitamente intende il delizioso imbutino giallo, il quale invero ha i non disprezzabili vantaggi di essere prolifico e non facilmente attaccabile da parassiti. Inoltre non é facilmente confondibile con specie velenose, anche se talvolta l'ingordigia del cercatore puó portarlo a confondersi coll'insignificante falso cantarello (Hygrophoropsis aurantiaca): non fate come un cugino del Vikingo, che aveva portato a casa un paio di secchi dei preziosi funghi, solo per accorgersi troppo tardi che erano bellissimi esemplari di Hygrophoropsis.

Come si é capito, ci sono parecchi altri tessori nei boschi di queste lande. Tanto per cominciare, il porcino con i suoi parenti. Uno dei piú belli, grandi e, inesplicabilmente, senza vermi che abbia mai trovato é cresciuto presso la stuga dei miei suoceri. Mia suocera me lo regaló all'istante, non tanto per materna generositá quanto per un genuino terrore del Fungo-Non-Cantarello. L'espressione apprensiva non passó dal suo sguardo quando dichiarai che sarebbe finito in un risotto per me e il Vikingo. Solo l'anno dopo, dopo aver verificato che eravamo ancora vivi e vegeti, accettó che un porcino diventasse contorno nella sua cucina.
Il sospetto che gli autoctoni nutrono nei confronti dei Boletus viene ampiamente sfruttato da alcuni ristoratori italiani che vengono qua a raccoglierne a quintalate per poi rivenderli a caro prezzo nei ristoranti del Belpaese (e magari spacciarli per "funghi nostrani"). Mica scemi.
Uno dei fattori che non aiuta la popolaritá del porcino, é il fatto che gli svedesi non sono usi alla trifolatura con aglio e prezzemolo, cosa che esalta l'aroma del Nostro. Questa pratica si é diffusa solo recentemente, grazie anche al fatto che lo Svedese é comunque curioso verso la cucina di altri Paesi, compresa l'italica.

La cucina locale fa invece largo uso di burro, sale e pepe, e ció si adatta magnificamente al cantarello. Aggiungeteci della carne di renna tagliata a fettine sottilissime e passata in padella con cipolla (suovas), e avrete ottenuto qualcosa di molto lappone (anzi, Same, se vogliamo essere politically correct). Non dimenticate di degustare il tutto con contorno di marmellata di mirilli rossi (lingonsylt, potenza della sintesi lessicale nordica)

Se poi volete anche voi fare un salto da queste parti per tentare il business del Porcino, ricordatevi di chiedere del Karljohan svamp. Svamp significa indifferentemente fungo o spugna, Karljohan era un sovrano svedese, per la precisione Karl XIV Johan, primo sovrano dell'attuale dinastia regnante e talmente ghiotto di porcini da dare loro il nome in svedese.
Quest'ultima caratteristica mi fece sospettare, un po' per scherzo, che Sua Maestá Karl Johan non poteva essere uno scandinavo verace. Un vero svedese mangia solo cantarelli.
Beh, vikipediando e googlando, fu facile verificare che il sovrano in realtá era francese e nato col nome di Jean Bernadotte. Non solo, il signor Bernadotte fu anche, per qualche tempo, governatore del Friuli. E a questo punto tutto mi fu chiaro.

Tuesday, 11 August 2009

Il posto delle fragole


No, questo post non é per voi, adoratori di Bergman. Anche se una piccola, insignificante informazione ve la posso pur dare: Smultronstället non é esattamente il posto delle fragole, bensí il posto delle fragoline, smultron, le fragoline di bosco cosí piccole, dolci e nascoste in luoghi segreti che solo un occhio esperto (o ingordo e un po' miope, tipo il mio) puó scovare in mezzo all'erba.
Luogo di delizia e pace.
Siccome desideravo anch'io il mio posto delle fragole, riuscii a farmi assegnare un kolonilott dopo poco tempo dal mio arrivo. Il koloni é una serie di pezzi di terra coltivabili (lott) che qualcuno (di solito il comune) concede ad un gruppo autogestito di giardinieri fanatici, i quali a loro volta lo affittano ad altri comuni mortali privi di ortogiardino casalingo con l'obbligo di coltivarlo, farlo fiorire e risplendere (possibilmente in strenua rivalitá coi vicini), usando condizioni completamente organic. L'affitto serve a comprare stallatico, tenere in ordine gli attrezzi che sono a disposizione, piú altre spese di mantenimento.
Pensare che ne avevo visti giá in Teutolandia, ma, ignorandone il significato, credevo si trattasse di accampamenti di senzatetto (quando si ha un'impietosa miopia é facile scambiare serre per baracche)
Nel mio kolonilott ho anch'io piantato gli smultron. Di allevamento, grandi, conici e succosi.
Poi si diede il caso che conobbi il Vikingo, il quale da buon Svedese, dopo aver deciso che la nostra storia poteva essere sufficientemente stabile, decise di fare come un rispettabile autoctono con famiglia fa: cioé comprarsi la stuga.
La stuga é una specie di cottage in un posto idillico, ma di questo si parlerá un'altra volta.
Anche la stuga del Vikingo, scoprii, ha il suo smultronställe, solo che stavolta si tratta degli smultron selvatici, fragoline tonde, piccole piccole, odorosissime.
Con riluttanza dovetti subito ammettere che erano molto piú buone della loro versione coltivata.
Il Mezzovikingo le inghiotte meccanicamente e in estasi come fossero caramelle, cosa che riempie di orgoglio la sua mamma fanatica del cibo buono e naturale (vedremo tra qualche anno, peró.).

Se volete fare come i locali e prendervi una saporita ciucca, raccoglietene un bel po', infilatele su un filo d'erba a collanina, ficcate il profumato monile dentro una bottiglia di vodka (o di grappa, secondo i gusti) e lasciatele lá un po', tipo una settimana.
Buona ciucca!
 
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