Ultimamente, sto sviluppando interessi molto frustranti, deludenti e infruttuosi, i quali rubano un po' di tempo a questo blog per alimentare di piú quell'altro (con risultati, perlappunto, frustranti, deludenti ed infruttuosi). Chiamatelo masochismo.
La complicitá della scarsezza d'argomenti non é una scusa: avrei una serie di cose da raccontare, ma le serate passano in altro modo. Vuol dire che avró materiale da centellinare per i mesi a venire.
Ad ogni modo, qui nell'Ultima Thule si allungano le giornate, le temperature diurne inducono al disgelo e incoraggiano gli Ultimathulesi a godere della Natura col naso dall'altra parte della finestra.
In questa Occasione, si é appena concluso il Rituale della Settimana dello Sport, detta in vernacolo Sportlov. Chi ha pargoli in etá scolare deve perció trovare un modo per trovar loro delle occupazioni moralmente edificanti, visto che le scuole son chiuse. L'intento é quello d'indurre i pigri studenti, e pure molti, altrettanto pigri genitori, a muovere il loro grazioso deretano affinché non venga a somigliare a quello di un certo Primo Ministro europeo.
Qualcuno narra che, indietro nel tempo, quando la gente di qui lavorava duramente nei boschi e non aveva bisogno della palestra, la vacanzetta non servisse al ristoro del corpo, bensí al risparmio energetico nelle pubbliche scuole, e da ció fosse chiamata kokslov.
Febbraio e marzo, mesi in cui lo sportlov capita (in coordinamento con le vacanze di Pasqua), sono periodi in cui l'Ultima Thule é ancora coperta da un caparbio manto nevoso. La neve, si sa, é morbida e fresca e, dal momento che l'organismo umano fu plasmato nelle calde regioni dell'Africa, si dá il caso che il corpo manchi di appendici appropriate per muoversi in questi ambienti.
Nel mio occuparmi di interessi frustranti ed infruttuosi, incappo spesso in raffigurazioni fantascientiche, fantasy, steampunk o roba del genere. In esse, il suddetto corpo umano é spesso provvisto di Protesi, come se fossero la piú moderna Meraviglia Tecnologica.
In realtá le protesi sono oggetti vecchi come il cucco: giá nel Settecento le Dame Veneziane portavano tacchi enormi per compensare certe manchevolezze della Natura a proposito di gambe (ed io ne so qualcosa: non chiamatela Vanitá: guardare negli occhi un/'interlocutore é piú facile con tali provvidenziali attrezzi).
Anche gli Ultimathulesi capirono come le Protesi ai piedi potessero risolvere un bel po' di problemi pratici delle gambe. Non ultimo, quello di sprofondare nelle distese nevose fino al deretano (e oltre, per le nane come me). Se il corpo umano non é geneticamente predisposto alla neve, non si fa altro che pigliare un po' di materia prima locale, ed applicare un paio di protesi ai propri piedi:
et voilá, ecco che 5200 anni orsono qualche
Proto-Ultimathulese costruí un paio di Sci, che ancor oggi possono esser
ammirati nel Museo cittadino, e che si dice esser i piú antichi rinvenuti al mondo (almeno, loro lo dicono).
Nonostante il mio luogo di nascita sia relativamente vicino alle Alpi, confesso che non ho mai imparato a sciare. Questa é un'insanabile pecca se si vive all'Ultima Thule, dove durante l'inverno c'é poco altro da fare e dove la pratica di uno sport é requisito essenziale se si vuol
cuccare (ne avevo scritto
qui).
Le specialitá sciistiche praticate sono lo Slalom, o il Fondo. Non desiderando di morire giovane, esclusi categoricamente la prima, e cercai di affrontare la seconda con un minimo di dignitá.
Armata di buona volontá, mi tuffai nelle pagine di annunci locali alla ricerca di un paio di sci adatti alla mia cortezza: di nuovi non me ne interessai, ché investire troppo in qualcosa di potenzialmente fallimentare non é mai molto saggio. Capitai in contatto con un vedovo corto quasi quanto me, il quale cercava di alleggerire il dolore delle sue perdite dando via alcuni oggetti della moglie. Fu cosí che entrai in possesso di questo grazioso reperto archeologico, oggetto che ha suscitato negli anni vivida curiositá, mista a sorrisetti coll'angolo della bocca:
Notare le calzature a prova d'infiltrazione nevosa:
Con simile meraviglia ai piedi, mi gettai, letteralmente, a gambe levate nelle vaste
pianure distese acquee norrlandesi, con queste includendo il mare del Golfo di Botnia, il Lago dell'Ultima Thule, e l'UltimaThuleÄlven all'altezza dei monti di Hemavan, ai confini con l'amata Norvegia, Paese dove tutti hanno come scopi: 1-Sciare quaranta ore al giorno (tanto i lavori meno interessanti ce li fanno quei poveracci degli svedesi); 2- Battere sugli sci quei cretinetti dei cuginetti svedesi che se la tirano tanto.
Per chi impara a condurre un mezzo di trasporto, il primo impatto col nuovo veicolo dá una terrorizzante sensazione di
Perdita di Controllo: cosí il pedone che impara a pedalare, il ciclista che prende in mano una moto, il verginello alla scuola guida, e, lo avreste scommesso? il pedone con gli sci ai piedi. Se l'imprudente scarseggia naturalmente di coordinazione e ritmo, come la sottoscritta (carenze che neppure un corso di ballo nella disciplinata Teutolandia ha contribuito a migliorare), fate attenzione a farvi vedere dal vostro amato con quegli arnesi ai piedi.
La prima volta che il Vikingo ed io passammo una vacanza insieme, ad Hemavan perlappunto, tornai a casa con l'impietoso, ed esatto giudizio dell'aitante giovanotto, marchiato a fuoco nel mio encefalo come un prosciutto:
"Du är skidåkarnas Mister Bean" (
Sei la Mister Bean degli sciatori).
Il mio corteggiatore, pieno d'entusiasmo e vane speranze, aveva perfino cercato d'insegnarmi a praticare lo Slalom, guidandomi con degli improvvisati finimenti, a mó di cavallo, lungo la pista dei bambini.
Raramente in vita ho provato vergogna piú grande.
Passarono perció piú di cinque anni prima che i miei vetusti sci da fondo potessero rivedere i miei piedini.
Siccome peró ora passiamo parecchio tempo in stuga colla neve a portata di naso, e in piú sono madre ed ho la responsabilitá di non far crescere mio figlio da mollaccione e quindi mi tocca dare un Buon Esempio, in qualche modo oscuro ho provato la tentazione di riprovare le malefiche Protesi.
Intanto, il problema é che sono antiquate, e connettere le scarpette agli sci é giá un ottimo allenamento per i bicipiti. Successivamente, quando i marchingegni sono ai piedi, ci si accorgerá che il terreno é
in lieve pendenza, e si sta perdendo irrimediabilmente il controllo della propria posizione. La legge di Murphy assicura che si scivolerá, sempre piú veloce, all'indietro.
Pum!
L'uso degli sci é totalmente opposto agli istinti primari di sopravvivenza: di solito, quando si capisce che il momento della caduta rovinosa é vicino, l'istinto suggerisce di rannichiarsi per parare il colpo. Se avete gli sci, é proprio ció che
non si deve fare, pena l'aumento vertiginoso della propria energia cinetica. Al contrario, bisogna tenersi su dritti come un corazziere, e lasciare che la schiena si spezzi con orgoglio mentre si frena bruscamente.
Pum!
Quando si cade (perché si cade, io specialmente da quasi ferma), si sa che i piedi vanno all'aria. In condizioni normali, la cosa finisce lí. In condizioni sciistiche, i piedi sono attrezzati con due lunghe assi, e le mani con due racchette che non si vogliono sfilare dai guanti. Il risultato é un nodo di Gordio di ossa, appendici legnose, e ciccia
Pum Pum! Crack.
Poi, c'é il discorso che gli sci sono due robe drittissime, ma il percorso no. Ogni tanto dovete
girare. Per la solita Legge di Murphy, dovete girare quando state scendendo, veloci intendo.
Ipotesi Uno: provate dunque a muovere i piedi diagonalmente: uno sci tenta di seguire il percorso, l'altro incontra un pezzettino di neve appena piú dura e prosegue drittissimo. Cominciate a rimpiangere di aver snobbato danza alle elementari, e di non aver imparato la spaccata. Crack!
Pum.
Ipotesi Due: entrambi gli sci deviano, ma uno piú dell'altro. S'incrociano.
Pum! Ringraziate il cielo che le caviglie sono intatte.
Ipotesi Tre: vi scoprite improvvisamente botanici, e decidete su due piedi di dare uno sguardo
molto da vicino alla corteccia di quell'abete proprio ai margini della pista.
Condizione sempre verificata al Pum!: incrocerete regolarmente un abitante locale, il/la quale gentilmente vi chiederá, nell'ordine: 1- se vi siete
fatti male; 2- Se
venite dallo Skåne.
Il vostro partner, invece, potrebbe saltar fuori con espressioni tipo quelle descritte sopra.
Tra poco arriverá la primavera.