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Sunday, 25 March 2012

Il Viaggio di una Bomba

L'arrivo del Mezzitalico mi ha precipitato, prevedibilmente, in una lunga apnea abulica fatta di notti sfocate, di rituali eccitanti tipo urliamo-mangiamo-ruttiamo-cachiamo-cambiamo-urliamo-dormiamo(?!)-vomitiamo-puliamo-mangiamo-ruttiamo ecc. I risultati sono, non nell'ordine: il mio cervello attraversa transizioni di fase tra l'Assente e il Gelatinoso, e non solo per la scarsa produzione di estrogeni; il Mezzitalico ha raggiunto lo status di Ciccione, che é un'affettuosa e allo stesso tempo dettagliata descrizione scientifica del suo fenotipo (a dirla tutta, lui ci ha pure provato a mettersi a dieta tramite un virus amorevolmente donatogli dal fratello maggiore, ma la conseguenza é stata, oltre a farsi bucherellare in Neonatologia, quella di venir soprannominato Tjockis -ciccione- pure dalla primaria del reparto medesimo).
In aggiunta, questo blog ha raggiunto il record di non-aggiornamento
Avrei potuto parlare degli epiloghi del Nome secondo lo Skatteverket (sappiate che infine ci ha graziosamente messo un mese e mezzo a registrare quello del Mezzitalico, e solo dopo una serie di sollecitazioni telefoniche da parte mia), oppure della Coppia Erede-al-Trono che ci ha ostentatamente copiato e ha prodotto una futura regina dal nome controverso (pare che anche questa neonata abbia delle divergenze con lo Skatteverket per via del cognome): ma, a dirla con crudezza, qua é giá tanto pranzare con decenza, e il tutto é caduto nell'oblio.

Il suddetto spazio virtuale non ha come scopo quello d'essere un tipico blog mammesco, e quindi non staró ad importunare troppo con la descrizione delle prodezze del piccolame. 
Un riassuntino di come si trascorre una gravidanza e i suoi Prodotti in terra di Svezia peró é quasi doveroso, anche se avverto che i Piccoli Vichinghi e Onewaytosweden lo han giá fatto a loro tempo, e sicuramente molto meglio di me visto il background medico.

Quando una resta incinta in Svezia, si trova ufficialmente nella condizione detta på smällen. Smällen vuol dire esplosione, e smäll puó essere un colpo violento. La parola descrive efficacemente i sentimenti della gravida arrivata a quasi destinazione, una bomba di ormoni e tessuti biologici pronta a deflagrare in qualunque momento. Consapevoli di ció, i servizi sociosanitari svedesi si prendono cura della donna e del suo Contenuto piú frequentemente tanto piú la data del parto si avvicina.
All'inizio, infatti, c'é il Primo Trimestre, quello piú delicato. La Gravida Italica che si avventura su siti italici, viene a sapere che in questo stadio c'é un pullulare di ecografie della Camera, misurazioni delle Beta, febbrili e frequenti consulti con un Ginecologo, analisi di qualunque tipo su diecimila parametri e gammaglobuline. Nel Belpaese.
La Gravida italica in Svezia telefona perció al consultorio svedese di competenza, ma si sente rispondere che il primo appuntamento le verrá dato alla fine del trimestre. Durante questo periodo, nulla le verrá dato di sapere su quello che succede nell'utero.

È solo verso l'undicesima settimana che la gestante incontra qualcuno: la Barnmorska (che non é una baba yaga ma un'Ostetrica), e non va confusa (io lo faccio regolarmente) con la Barnsköterska, la quale é un'infermiera che si occupa del Prodotto giá sgusciato. A meno che non abbiate problemi, non incontrerete mai un medico per tutta la gravidanza, eccetto qualche studente di medicina che viene a far pratica dalla vostra barnmorska di fiducia, sbagliando regolarmente le misure della panza. I soldi risparmiati in questo modo dallo Stato, fan sí che TUTTE le cure che ruotano intorno a gravidanza e parto siano gratis. Si, proprio tutte, inclusa l'amniocentesi se vi interessa farla.
Durante il primo incontro l'ostetrica vi fa pesare, vi prende una serie di campioni biologici e vi consegna un foglio da compilare, nel quale dovete raccontare un bel po' di cose di voi, inclusa una descrizione dettagliatissima, ai limiti del maniacale, di quanto alcol usate ingurgitare nell'unitá di tempo. Ci sono inoltre domande sulle abitudini nicotiniche e su eventuali disturbi mentali. Riguardo a quest'ultimi, immagino che molte omettano dettagli, dal momento che i Servizi Sociali del Regno non brillano per efficacia, e forse sará meglio non raccontare troppo.
Dopodiché vi portate a casa una paccata di opuscoli dove vi si raccomanda di non sbronzarvi, di provvedere per tempo al seggiolino in macchina, notizie sulla gestazione, su cosa non potete mangiare (la lista di quel che é concesso é di gran lunga piú corta), sul parto, e su come nutrire l'Animaletto una volta uscito dal Guscio.
Siccome qui le analisi della toxoplasmosi e di quell'altro virus non le fanno, praticamente vi si vieta di  ingerire qualunque carne cotta sotto i 70 gradi (la bistecca deve diventare una suola, in pratica). Lo stoicismo di una puerpera che visita Firenze e vede certe bisteccone, é encomiabile. Non parliamo del Mezzovikingo che desidera in continuazione prosciutto crudo.
Poi voialtre venite in Svezia e credete a quella faccenda della Natura selvaggia et incontaminata. Macché. Nel Norrland ci sono un sacco di miniere di metalli pesanti, che inquinano l'acqua. Il Mar Baltico, a sua volta, é stato generosamente arricchito di diossina dalle ex repubbliche sovietiche. Il risultato é che, se volete mangiare pesce da incinte, dovete andare in giro con la lista di quei pochi che vi sono permessi, oltre che a rompere gli zebedei al personale dei ristoranti con argomenti tipo: 'ma questo salmone é d'allevamento o lo avete pescato qui in zona?'.

Passa il tempo. Finalmente, al Secondo Trimestre, viene pronunciata la parola magica: ecografia. Verso le 18-19 settimane, cioé quasi al limite permesso qui per un eventuale aborto terapeutico, vi si permette di vedere il grazioso Parassita che vi ha fatto sbadigliare con indecenza e detestare l'odore dell'arrosto per mesi. Questa sará l'unica ecografia concessa, a meno che non abbiate optato in precedenza per una qualche diagnosi prenatale. In seguito, per vedere se la vostra panza crescerá come deve, basterá la vostra barnmorska di fiducia munita di metro e di un apparecchietto che fa sentire il battito.
Durante l'ecografia si puó fornire una risposta all'Interrogativo basilare del Parentado: il sesso. Fino a poco tempo fa, il personale ostetrico dell'Ultima Thule era diffidato dal raccontarlo ai futuri genitori. A quanto pare ci son stati di quelli che han denunciato l'ecografista di turno per aver sbagliato, e quindi di averli costretti a ritappezzare la cameretta. In altri casi (e questo é un problema serio), si temono le scelte di quelle culture in cui una figlia femmina non é benvenuta.
Col Mezzovikingo e il Mezzitalico il personale ci ha scrutati, ha stabilito che non eravamo gente problematica, ed ha elegantemente risolto il dilemma etico mostrandoci la zona interessata e chiedendoci:' secondo voi che cos'é?'. (dopodiché abbiamo tenuto la notizia per noi e infastidito parenti e conoscenti glissando alla domanda fatidica)

Se siete Una Coppia Primipara, il Secondo Trimestre é l'occasione per voi di imparare cosa vi aspetta al momento del Parto, e che dovreste fare. Il Consultorio usa organizzare corsi preparto per i futuri genitori, nel quale imparerete cose spaziali tipo la psicoprofilassi (abbondantemente dimenticata quando vi servirá), il decorso del parto (le osteriche sfoggiano un grazioso modellino di vagina multicolore fatto ad uncinetto, piú un Cicciobello), i metodi antidolorifici (dettagli in un prossimo post, Mezzitalico permettendo) e roba sul tema. I futuri padri vengono istruiti a guidare serenamente le atrocitá della partoriente. Partecipano: coppie con piú o meno la stessa data parto.
Lo scopo é pure quello nobile di far fare conoscenza tra i/le partecipanti, che vivono in genere nella stessa zona e quindi potrebbero ritrovarsi a far fika insieme (a Stoccolma questo fenomeno chic é chiamato le lattemammor, dove con latte s'intende il caffelatte delle mammor, non quello della tetta).
Siccome la Famiglia Mezzovikinga é composta di gente orsa e arcigna, dico subito che non siamo riusciti a stringere neanche una mezza conoscenza con gli altri.
Se non siete una Coppia Primipara, vi arrangiate con quello che vi ricordate dell'occasione precedente.

Arriva il Terzo Trimestre. A questo punto avete le vostre routines, e l'aumento dei chili e dell'Allopregnanolone in corpo vi rende cosí abuliche da desiderare solo il divano. Per tenervi in forma, la Barnmorska di fiducia vi chiama ai controlli sempre piú spesso, in ultima anche ogni settimana. Vi peserá, vi controllerá il ferro e il glucosio, vi prescriverá orribili pillole del rugginesco elemento, vi misurerá col metro e vi palperá l'addome dicendo dove sono i piedi e la testa del dolce Alien che balla il tango sui vostri visceri.
Durante una di queste visite avrá provveduto ad intervistarvi nuovamente: per confessare se vi siete ubriacate e in che misura durante la gravidanza, nonché, dopo aver allontanato il futuro padre, per sapere se quest'ultimo vi maltratta, vi violenta e usa comportamenti malsani verso di voi. Chi ha prescritto queste interviste rituali, avrebbe dovuto anche includere domande sull'astinenza da prosciutto crudo e salmone affumicato, che sono ben piú gravose di quella da alcolici.

Infine, arriva il momento in cui la Bomba sta scoppiando. Il trattamento dell'Ordigno deflagrante é un po' diverso da quello che si dice ricevere nel Belpaese. Ma di questo ne parleró un'altra volta, Prole, Coliche e Virus permettendo.




Saturday, 13 February 2010

Carnem levare et semila


Beh no, non é che adesso, dal basso della mia miseranda educazione da Perito (una definizione un programma) mi sia messa in testa di riscattarmi imparando un po' di latinorum
Peró in questi giorni avevo portato il Mezzovikingo all'asilo, ed ho realizzato improvvisamente che il Sole era giá spuntato, volatili sconosciuti cinguettavano gioiosi nella mattinata ancora fredda, la Primavera non é cosí lontana e che, un po' piú a Sud, il Carnevale sta giá per finire mentre qui abbiamo ancora in mente i ninnoli del Natale.

Il Carnevale, festeggiamento indecente riservato perlopiú a Gente Scostumata repressa dai Riti Cattolici, mi manca un bel po', qui nell'Ultima Thule. Mi mancano le gite spontanee a Venezia a veder eccentrici tripudi di colori e forme, fatti di piume stoffe tulle e passamanerie. Mi mancano i crostoli, e le frittelle con la crema di zabaione delle mie nonne. Mi dispiace un po' non poter pensare a una mascherina da inventare per il Mezzovikingo adesso che va all'asilo, e non poter portarlo in centro a vedere i Carri Mascherati. Ho nostalgia delle strade spolverate di coriandoli, preludio ai colori della primavera che arriva, e che resistono ostinatamente alle piogge e alla fanghiglia del disgelo per molti giorni dopo il Martedí Grasso.
Gli Svedesi, col loro retaggio di severe norme protestanti, non festeggiano il Carnevale. Molti non sanno nemmeno cos'é, e lo confondono con un'oscura e fortunata serie televisiva della HBO, o eventualmente pensano alle decoratissime donnine svestite di Rio.
Siccome peró Pasqua e Quaresima esistono pure qua, un minimo di gozzoviglie alimentari del Martedí Grasso (o Fettisdag, che ha lo stesso significato) s'é sviluppato lo stesso. In una terra dove le scure farine d'avena e segale accompagnavano la vita quotidiana, ecco che l'Apoteosi della Golositá era raggiunta con un panetto di farina biancasemila in latino, che fu poi storpiata in Semla alle Latitudini Boreali, ed é un panetto (o bulle) lievitato al cardamomo, ripieno di pasta di mandorle e panna montata, e spolverato di zucchero a velo.
La Semla in origine non era tanto ricca quanto l'attuale, ed era rigorosamente riservata al Martedí Grasso.  Nonostante queste limitazioni, l'ingozzarsene era giá da allora cosí pericoloso tanto che il re Adolf Fredrik, giá cagionevole di salute, ne morí d'indigestione il Martedí Grasso 12 Febbraio del 1771. 
Con l'avanzare del Benessere e del Consumismo la tradizione é venuta a cadere, e ora la Semla puó essere gustata durante un ben piú ampio periodo. Qualcuno ha pensato bene di scavalcare il confine e andare a ritroso fino al periodo prenatalizio. In quest'ultimo caso, in omaggio ai lussekatter, l'impasto s'arricchisce di zafferano. I Puristi tuonano contro questa Inaccettabile Blasfemia; personalmente la proveró prima o poi. L'unica remora é il contenuto energetico di questo dolcetto dall'aria angelica: si dice che ne bastino quattro per soddisfare il fabbisogno calorico quotidiano.

Per completare la tradizione, la semla andava mangiata dentro un piatto fondo riempito di latte tiepido (hetvägg, che non significa parete calda come lo Svedese moderno suggerirebbe, bensí triangoli caldi, dalla lingua antica e dalla forma che prendevano i panetti dentro un pentolone di latte caldo). Il Vikingo assicura che questa é una barbara usanza che solo nel Profondo Sud dello Skåne adottano, altri mi dicono che é un retaggio di tempi passati. Per il Norrlandese quindi, l'accompagnamento ideale é una tazza di caffé nero.
Non mancano dissertazioni pseudopsicologiche sui tratti caratteriali che emergono da come si mangi il dolcetto: prima la calotta, con cautela? tutto assieme sbrodolando in un tripudio di panna? con le mani, con la forchetta, evitando lo zucchero a velo sul naso o incipriandosene?

Naturalmente, non mancano neppure accurate classifiche nei giornali locali su quale pasticceria abbia la miglior semla della cittá o dei dintorni. Le valutazioni sono accompagnate da dotte disquisizioni e commenti sull'equilibrio tra pasta di mandorle e panna, sulla qualitá di quest'ultima, sulla morbidezza e il contenuto di cardamomo dei panetti. Altri propongono -blasfemia!- varianti alla ricetta, o si sbizzarriscono nel tagliar la calotta in forme alternative. Se qualcuno dovesse passare a trovarmi, lo indirizzeró volentieri verso la pasticceria che é pluripremiata qui all'Ultima Thule, per non far troppa pubblicitá ora.

E, siccome é il caso di passare a cose piú concrete, eccone la ricetta. L'aspetto a preparazione ultimata si vede nella foto di sopra.

Tempo: 2 ore (ma il tempo é relativo, dimostró qualcuno)
Ingredienti per 14 pezzi:
2 uova
50 g lievito di birra
100 g burro
3 dl latte
Un pizzico di sale
Un cucchiaino di cardamomo
1 dl zucchero
Un litro di farina 00
Pasta di mandorle
Panna montata
Zucchero a velo

Sbriciolare il lievito. Sciogliere il burro, aggiungerlo al latte e farlo intiepidire (37 gradi). Versarne un po’ sul lievito e scioglierlo, poi aggiungere il resto. Aggiungere sale, cardamomo, zucchero e un uovo. Mescolare e aggiungere la farina, poi impastare. Lasciar lievitare finché l’impasto ha raddoppiato il suo volume. Lavorarlo sul tavolo infarinato avendo cura di eliminare le bolle d’aria. Dividerlo in 14 parti e formare dei panetti rotondi che andranno lievitati sotto uno strofinaccio per mezzora. Spennellarli con l’altro uovo -sbattuto- e cuocere in forno a 225-250 gradi per 8-10 minuti. Lasciarli raffreddare.
Quando saranno freddi, tagliarne la calotta e mettere dentro il panetto un po’ di pasta di mandorle ammorbidita con un po’ di latte. (La pasta di mandorle si puó comprare o far da sé con mandorle dolci, zucchero a velo e latte passati al mixer). Montare la panna e ricoprire generosamente (per ogni semla ci vuole mezzo dl di panna) lo strato di pasta di mandorle. Rimettere la calotta tagliata in precedenza e spolverare con zucchero a velo.

Buon appetito. Non fate come Adolf Fredrik, peró, mi raccomando (io declino ogni responsabilitá, nel caso).

Monday, 14 December 2009

I Gatti di Lusse

Visto che Daniela del Coltello di Banjas me l'ha chiesto in un commento piú sotto, metto la ricetta di quelle cose misteriose gialle nella foto precedente, dette Lussekatter, che in Svezia sono un Evento Alimentare Obbligatorio per Santa Lucia, tanto che se non ci sono i Lussekatter, si cerca di rimediare con qualunque prodotto da forno che dia l'illusione di contenere un po' di zafferano:


per circa 30 pezzi:
175 gr burro, 5 dl latte, 1 gr di zafferano, 50 gr di lievito fresco, 1½-2 dl zucchero, un pizzico di sale, 15 dl di farina, uvette, 1 uovo per spennellare

Sciogliere il burro e aggiungere il latte, portare a temperatura ambiente. Spezzettare il lievito, sciogliere lo zafferano in un po’ di acqua e aggiungerli al burro e latte. Mescolare burro e sale. Impastare aggiungendo farina fino a che l'impasto sia malleabile. L'impasto va fatto lievitare al caldo (ma non troppo) circa 40 minuti.
Mettere la pasta sul tavolo infarinato e impastare con meno farina possibile.
Dividerla in 30 pezzi che verranno rullati e arrotolati a formare una “S”.
Portare il forno a 225-250 gradi mentre i lussekatter lievitano sulla placca (piú o meno per mezz’ora). Decorare ognuno con un paio di uvette e spennellarli con uovo sbattuto. Cuocere in forno finché prendono colore, circa 5-10 minuti. Lasciarli poi raffreddare fuori dal forno sotto uno strofinaccio.

Consigli per una buona riuscita:
Non usare troppo poco burro
Non usare troppa farina
Togliere dal forno appena prendono colore!

(si noti la praticitá, tipica dei ricettari svedesi, di usare i volumi (spesso in decilitri, dl) anziché il peso per indicare le quantitá degli ingredienti: stessa efficacia nei risultati, ma con soluzioni tecnologiche molto piú semplici...)

Buon appetito!

Sunday, 13 December 2009

Il Solstizio prima del Solstizio



Ed ecco arrivato anche il 13 dicembre, Santa Lucia, el dí pí corto che ghe sia, usavano dire i miei nonni e genitori. Questo é stato un mistero sempre irrisolto della sottoscritta fin dai tempi dell' infanzia, essendo io stata indottrinata dalla Scienza Ufficiale e dai Sussidiari delle Elementari che il giorno piú corto é il 21 dicembre. Solo molti anni piú avanti venni a conoscenza da Wikipedia che la faccenda deriva semplicemente dall'antico calendario Giuliano, in cui i giorni erano sfalsati di un numero tale da far coincidere il 13 Dicembre con l'effetivo Solstizio d'Inverno.
Perció, molto prima che i Nordici venissero a conoscenza della Santa siciliana, essi festeggiavano il 13 dicembre con riti pagani e arcaici, perché il Sole aveva smesso di ritirarsi nelle Tenebre e la Natura tutta raccoglieva le sue forze per il ritorno della Luce: si diceva che gli animali potessero parlare, il Soprannaturale iniziare Riti Oscuri, e quindi era meglio tenersi svegli e fare attenzione agli Spiriti che si aggiravano, prima tra tutti la terribile Lussi, con un seguito di collaboratori detti lussiferda (il riferimento a Lucifero, che in origine era, infatti, il portatore di luce, non é casuale). Per tenersi in forze, sarebbe stato necessario mangiar bene e, manco a dirlo, bere con abbondanza. Tutti i preparativi per l'inverno dovevano essere stati terminati, il maiale macellato e le decorazioni natalizie pronte, altrimenti Lussi avrebbe punito l'indolente famiglia.

Poi, tanto per cambiare, venne il Cristianesimo e la sua smania di ribattezzare cose e persone, e fu deciso che Lussi sarebbe diventata buona e avrebbe cambiato il suo nome in Lucia, la Santa della Luce di un luogo lontano la quale, a dispetto delle sue radici mediterranee, aveva i capelli biondi e gli occhi azzurri come una qualsiasi Emma o Gunilla di stirpe Vichinga.
Sebbene mi sia capitato di vedere Santa Lucia di persona, in una chiesa Veneziana quando ero piccola, non sono in grado di raccontare se il mito corrisponde a veritá: il corpicino della ragazzina aveva la testa scolpita e dorata, il corpo ricoperto di ricchi broccati. Le uniche parti (autentiche?) che si potessero ancora vedere erano mani e piedi:  incartapecoriti e marroncini dopo quasi duemila anni di peripezie. Adesso, quando gli autoctoni svedesi mi chiedono lumi su cosa si puó vedere dei miei luoghi d'origine, racconto loro dell'incontro che potrebbero fare di persona con la loro Santa preferita, tanto preferita che é una dei pochi ad aver dedicata una festa tutta per sé.

La Lucia Svedese del giorno d'oggi ha perso un po' della sua aura mistica ed é diventata una ragazzina dagli uno ai cent'anni che va in giro vestita con una tonachetta bianca stile Prima Comunione e una coroncina di candele elettriche in testa, quest'ultime per evitare che la cera di candele vere e brucianti trasformi la chioma della Prescelta in una tipica acconciatura Rastafari. Non si dice, ma immagino che ci siano una serie di intrighi e rivalitá sotterraneee tra molte scolare per farsi eleggere Lucia dell'anno.
Una volta acconciata come descritto sopra, la Fortunata se ne andrá in giro con un codazzo di amichette vestite allo stesso modo, ma senza corona, piú qualche giovanotto (detto Stjärngosse) munito di cappello a punta con stelline stile Fata Turchina. Ultimamente é successo che alcuni estremi difensori delle Pari Opportunitá svedesi si siano ribellati e abbiano deciso che pure i rappresentanti del sesso maschile avessero diritto a candidarsi a Lucia: il mio sospetto é che i poveri maschietti volessero risparmiarsi il terribile e, diciamocelo, ridicolissimo copricapo imposto dalla tradizione agli Stjärngossar.
L'allegra brigata, dunque, se ne andrá in giro a cantare con una certa solennitá una serie di canzoni tradizionali natalizie. Ovviamente non puó mancare quella dedicata a Santa Lucia, che trascrivo qui sotto:

Natten går tunga fjät, runt gård och stuga.
Kring jord som sol'n förlät, skuggorna ruva.
Då i vårt mörka hus, stiga med tända ljus,
Sankta Lucia, Sankta Lucia.

Natten var stor och stum. Nu hör det svingar,
i alla tysta rum, sus som av vingar.
Se på vår tröskel står vitkläd, med ljus i hår,
Sankta Lucia, Sankta Lucia.

Mörkret skall flykta snart ur jordens dalar.
Så hon ett underbart ord till oss talar.
Dagen skall åter ny, stiga ur rosig sky,
Sankta Lucia, Sankta Lucia


Senza prendermi la briga di tradurla  per filo e per segno, posso dire che in sintesi la canzoncina parla di quanto l'inverno sia buio, pieno di ombre e la casa immersa nell'oscuritá, quando all'improvviso arriva Lei e porta nuova Luce. A parer mio, é interessante l'assenza di qualsivoglia riferimento religioso.
Per il Vikingo fu un grandissimo shock culturale sapere che la melodia di questa canzone non é affatto natalizia, ed é presa invece da una canzoncina italianissima che elogia Napoli e il mare, e dove Santa Lucia non é affatto una bionda fanciulla biancovestita ma, a quel che ho capito, una leggiadra barchetta (anzi: un quartiere di Napoli, come mi fa presente Gattosolitario):

Sul mare luccia l'astro d'argento,
Placida è l'onda, prospero è il vento  
Venite all'agile barchetta mia...
Santa Lucia! Santa Lucia!

Con questo zeffiro, così soave
Oh! Com'è bello star su la nave!
Su passaggieri, venite via!
Santa Lucia! Santa Lucia!
... ...
(il resto ve lo cercate voi su Internet)

A questo punto il Vikingo si sentí in dovere di insegnarmi alcune versioni piú goliardiche e caciarone del solenne canto:

Sankta Lucia, ge mig en tia, 
inte en femma, för det har jag hemma!
(santa Lucia, dammi dieci corone, non cinque perché ce l'ho a casa; di quando i bambini andavano in giro a chiedere denaro per l'occasione, tipo Halloween)

Sankta Lucia, ge mig en tia
tian var trasig, Lucian var knasig
(santa Lucia dammi dieci corone, la moneta era rotta, Lucia era matta: quando i vicini regalavano soldi non validi, evidentemente)

Infine, si trovano anche un paio di versioni un po' piú indecorose, che per decenza verso i miei lettori non tradurró:
Santa Lucia ge mig en tia,  
tian var rutten dra mig i tutten!

Santa Lucia ge mig en tia,  
tian var toppen dra mig i snoppen!
 
* Nella foto: i Lussekatter, tradizionali panetti allo zafferano per la fika del 13 dicembre e dintorni. Non potevamo non farli anche noi.

Sunday, 4 October 2009

Profondi peccati di Gola

Siccome sono un'inguaribile curiosona, ho un tool segreto nel mio blog che mi permette di vedere per quali vie la gente finisce qui.
Non sono stata perció molto sorpresa di vedere che alcuni sono caduti nel tranello burlone che ho teso a proposito della fika. Questa strategia di blog-marketing é quindi riuscita a catturare chi cercava "ragazze svedesi bollenti", "lingue bollenti" e amenitá simili, per la delusione dei suddetti internauti sporcaccioni.
Ripeto perció con piacere l'esperimento sociologico, e mantengo la promessa fatta in quell'occasione postando qualche spunto per diffondere la degustazione della fika (nel senso svedese!) a tutti quei miei lettori piú debolucci che non san resistere alle tentazioni corporali.

Quale occasione é dunque migliore della Giornata del Kanelbulle, il Vero-Dolcetto-da-Fika-Svedese?
Nel calendario svedese sembra che esistano diverse ricorrenze culinarie dedicate all'una o all'altra specialitá gastronomica locale. I motivi di questa tradizione li ignoro, ma sospetto che siano:
1- un modo astuto per commercianti e produttori di aumentare le vendite
2- mantenere viva la tradizione della fika

Il kanelbulle, o bulle al gusto di cannella, non é, come il nome farebbe pensare, un teppistello dedito a profumare l'ambiente (anche se comunque riesce a brutalizzare la mia linea e la mia cellulite). Un bulle é una specie di panetto lievitato dolce che puó essere ripieno di cremette piú o meno burrose di gusti vari.
Essendo il piú famoso dolcetto da fika, il Consiglio svedese dei Fornai (arrampicata traduzione di Hembakningsrådet), decise di dedicargli una giornatina tutta sua in occasione del proprio 40esimo Giubileo nel 1999, addirittura con pagina web appositamente approntata per l'occasione. Quindi, apparentemente, gli interessi dei pasticceri c'entrano un po'. Siccome i piú preferiscono affidarsi al supermercato anziché al forno domestico, le vendite di kanelbullar al 4 ottobre lievitano (battutona!).

Visto che sono bastian contrario, non autoctona, e pure mi picco di far l'originale, diciamo che io i kanelbullar oggi non li ho fatti.
Ma se a qualcuno interessasse la ricetta, la troverá qua (in italiano).

Saturday, 15 August 2009

Bollenti incontri di lingue


Ecco! Basta con sti soliti blog bacchettoni!
È ora di postare qualcosa che veramente muove il mondo e mi procurerá un sacco di cliccate, proprio come La Repubblica e il Corriere online insegnano.
Giá dai tempi del famoso documentario di Scattini Svezia inferno e paradiso gli italiani sono convintissimi che questo paese sia la patria della perdizione sessuale.
Le donne temono la concorrenza delle bellissime stangone bionde e disinibite, alla Victoria Silvsted, gli uomini le sognano. Generazioni di maschi italici si sono imbarcate su quella da loro denominata "trombonave" (un nome un programma), cioé la nave di linea Stoccolma-Helsinki.
Discutendo la cosa col Vikingo (il quale, per inciso, trova molto esotica me che sono piccola e nera), abbiamo convenuto che il tutto potrebbe derivare da un enorme malinteso linguistico.
Sí, perché é vero che in Svezia si usa intrattenersi per fika al lavoro un paio di volte al giorno, di solito tutti insieme! E non é raro che una coppia al primo appuntamento decida, appunto, di trovarsi per fika. Per di piú in pubblico!
È inoltre abbastanza facile andare in un negozio apposito per procurarsi una bella tröja.
Che popolo di sporcaccioni, battono alla grande perfino gli Olandesi.
(per non parlare di quei maleducati dei finlandesi, che ogni volta che indicano qualcosa dicono: katso!)

Prima che voi maschietti vi precipitiate a prenotare un biglietto solo andata per il Paese delle alci, vi spiego l'arcano: la Fika non é altro che la pausa caffé, al lavoro o con amici. (e la tröja é semplicemente la maglia, non si fosse capito).
La Fika é un vero e proprio rituale ed é importantissimo nella societá svedese. Il ministro Brunetta la marchierebbe immediatamente come consuetudine barbara e perniciosa: non é raro che la pausa caffé nei luoghi di lavoro (compreso il mio) si prolunghi anche per una mezz'ora, spesso con contorno di sandwich o tortine o altre cose sfiziose (per la gioia della mia cellulite). Alcuni luoghi di lavoro hanno come norma quella di assegnare a rotazione la pulizia della coffee room ai dipendenti e uno dei compiti é anche la preparazione artigianale di fikabröd (dolciumi da fika) per la fika del venerdí.
Questa pratica non é oziosa, ma serve moltissimo a far socializzare questo popolo estremamente prudente e riservato nelle relazioni. Tanto per fare la cattiva, mi verrebbe da dire che se l'alcol fosse permesso al lavoro e non costasse cosí tanto, girerebbe pure qualche birra. (beh fortuna che il blog non é på svenska).

A breve anche qualche ricetta di fikabröd, che non é per niente male e potrebbe anche essere galeotto nelle occasioni giuste, si sa mai...
 
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