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Sunday, 28 March 2010

Dell' ABC e altre incongruenze

Passano i mesi, cambiano le stagioni (l'arrivo della primavera non per nulla ci ha fatto passare dai -20 dell'inverno, ai -3 gradi degli ultimi giorni), i piccoli Mezzivikinghi crescono.
Il nostro ha passato i 21 mesi e si avvicina alla data in cui sui voli aerei non sará piú classificato come enfant, ma dovrá usufruire di posto suo con allegato biglietto ben piú caro. Con l'avanzata dell'etá, aumentano i capelli che ha in testa (scandinaviamente sottili e radi) e aumenta la capacitá comunicativa dell'enfant. Se l'aspetto del Mezzovikingo é molto piú svedese che italico, il suo temperamento é definitivamente al di fuori degli schemi del Buon Norrlandese: il piccoletto s'é guadagnato il titolo non solo di pratkvarn (per la spiegazione del termine vi rimando qui), ma anche quello piú veneto di racola. Si dá anche il caso che uno dei cliché svedesi sul mio Paese di nascita imponga agli italici di esser un popolo dedito al Canto in ogni occasione, come una conoscente del Vikingo ci riveló durante l'ultimo Capodanno. Il Mezzovikingo non fa nulla per smentire queste accuse infamanti e comincia le sue giornate intonando lodi all'Apemaia, la Pimpa, la Mamma e il Pappa; non di rado le esibizioni sono accompagnate da balletti e coreografie degne del Melodifestival.
A chi suggerisse un'origine Genetica delle suddette abilitá, rispondo subito che la sottoscritta ha collezionato i suoi piú grossi fallimenti esattamente nelle discipline di matrice Musicale. La spiegazione piú scientifica che potrei dare é che invece la Reincarnazione esiste, e il Mezzovikingo nella sua vita precedente nacque in qualche Territorio Ispanico: a riprova della mia teoria, informo che il piccoletto ha preso l'abitudine di pronunciare alla maniera spagnola tutte le doppie L. Il pollo diventa regolarmente poijo, la palla paija, mentre la tetta assume un grazioso diminutivo dal suono non esattamente italico: la titita. (la lingua svedese non prevede diminutivi, nel caso qualcuno se lo chiedesse). La spiegazione rimane oscura, visto che il Mezzovikingo non ha conoscenze ispaniche, per quel che ne sappiamo.

Altro interesse del Mezzovikingo, come tutti i Bravi Bambini devono avere, sono i Libri. Qualche mese fa, un cugino del Vikingo ebbe la buona idea di regalare al piccolo l'ABC, illustrato dal popolare disegnatore e suonatore jazz svedese Jan Lööf, libro che raccomanderei, se ne esistesse la traduzione in italiano, come minimo per le belle e originali figure.


Il risultato fu che il Mezzovikingo é diventato ossessionato da ogni lettera che vede, e cerca di "leggerle" appena vede qualsiasi cosa che ne contenga di sufficientemente grandi: il titolo di un libro, l'insegna di un negozio, la scatola del latte. Fin qui, noi saremmo anche contenti. Peró. 
Peró doveva esserci l'inghippo. In barba alle raccomandazioni di molti pedagoghi, che suggeriscono coerenza genitoriale nell'educazione dei figli, devo dire che qui arrivano invece le prime, clamorose incongruenze tra Madre e Padre: la pronuncia delle Lettere dell'Alfabeto nelle nostre rispettive lingue. L'Italiano, come ben si sa, pronuncia tutto come viene scritto (per una volta, i latini sono piú coerenti). Lo Svedese, invece, ha le seguenti regole, che metto qua sotto: a sinistra come si scrivono, a destra come si pronunciano (dal punto di vista italico).


Insomma, in casa Mezzovikinga s'apre il baratro dell'incertezza ogni volta che il Mezzovikingo prende in mano il Libro della Discordia e impone, a volte a me, talvolta al mio consorte, di illustrargli usi e costumi delle suddette Lettere. La cosa divertente della O é che comunque non viene sempre pronunciata U: ogni tanto é U, ogni tanto é proprio O (questo mi assicura qualche punto di credibilitá extra alle orecchie dell'infante).
Il Mezzovikingo ha pure stabilito quali parole vadano esclusivamente pronunciate in svedese, e quali in italiano. È di poco tempo fa il seguente dialogo, tra me e il piccoletto, di ritorno dall'asilo e fiancheggiando alti cumuli di neve.
M: bubbudle tu (...) badu ta, THAKTOH!
Io: Ahhh... (ah, ecco) sí, qui é passato il TRATTORE (lo spalaneve), ha fatto questi mucchi di neve.
M (seriosissimo, scuote la testa): NEEE. Neee.
Io: Come no? Non é passato il trattore?
M: NEEEHEE! Noo!
Io: No il trattore??
M: Nee, THAKTOH! Thaktoh!
Io: il trattore, appunto.
M (spazientito): THAKTOH!
Io (...) ah. (ultimo tentativo) Beh, ma si puó dire anche trattore. Io dico trattore.
M: Thaktoh. 
Ostinato come sua madre. Buon sangue non mente.

Scena simile e opposta col padre che, entusiastissimo, legge al figlio una storiella con una mucca (ko, o kossa, in svedese): "MUTTA, pappa, MUTTA".
Di esempi simili ce ne sarebbero altri. La logica di queste scelte é impenetrabile, comunque.
Molto interessante resta inoltre il modo con cui il Mezzovikingo apostrofa i nonni. Quelli svedesi sono indubitabilmente, Nonna e Nonno, al punto che quando il piccolo vede la lettera F (di farmor, nonna paterna), questa diventa la F di Nonna. La foto di mia madre riceve sempre, invece, la definizione di mormor (nonna materna, appunto, in svedese). Vedremo un po' che succederá quando ci caleremo nel Belpaese.

Mi era giá capitato di riferire che in svedese maschile e femminile non esistono. Esistono invece gli articoli en ed ett, la cui logica di attribuzione é quasi totalmente arbitraria. Esistono anche gli aggettivi possessivi min, mitt, e mina, quest'ultimo usato per i plurali.
Ah, Ok, grazie per la lezione non richiesta, direte voi.
Questa (ed é l'ultima) era per spiegare che il Mezzovikingo ha combinato diplomaticamente le Usanze Linguistiche delle due Culture, e deciso che min é maschile, mentre mina, anziché plurale, deve necessariamente essere femminile: ed é cosí che lo sentirete dire min pappa e mina mamma.

Logico, no?


Wednesday, 17 March 2010

Renna al tiro e affumicata (parte seconda)

Dunque, dicevo piú sotto, durante il fine settimana ho convinto il Vikingo ad andare a vedere qualcosa della Samiska Vecka o Ubmejen Biejviek, la Settimana Same che si organizza ogni anno in quel dell'Ultima Thule. Sebbene la cittá il paesotto che ci ospita non si trovi tecnicamente all'interno del territorio chiamato Lappland (che comprenderebbe una regione piú interna e verso le montagne), il fatto che sia comunque il luogo piú popoloso dell'intero Norrland lo rende adatto per ospitare manifestazioni un po' piú elaborate. La speranza é quella di poter avvicinare quanta piú gente possibile agli aspetti della cultura same, e per farlo ci vuole un buon marketing, ragion per cui l'iniziativa s'organizza qui.
L'evento ormai é trascorso, e il programma della manifestazione lo si puó ancora trovare in un sito apposito. Il programma includeva incontri di lettura sulla cultura same (libri, racconti, dibattiti), mostre d'arte con oggetti creati da same ed ispirati ai motivi tradizionali, possibilitá di assaggiare piatti tipici e di far conoscenza col Motore Mobile della Vita Lappone: la Renna.


Il tema di quest'anno ha riguardato Lingua e Letteratura.
Sebbene i Same siano solo alcune migliaia (circa 17000 in Svezia), sono comunque riusciti ad avere almeno tre diverse versioni della loro lingua, il Samiska, tra cui si contano una dozzina di dialetti. L'area dell'Ultima Thule ospita il suo peculiare dialetto, l'Umesamiska, che é praticamente estinto e, ci fu riferito durante la cena same di cui parlavo in precedenza, é parlato soltanto da circa una decina di persone.
La faccenda della lingua é molto importante per l'identificazione dei Sami con la loro cultura d'origine, anche pensando al fatto che durante l'invasione svedese nei secoli passati fu loro proibito di parlarla, e ci sono documenti che parlano di come molti bimbi piccoli venivano sistematicamente strappati ai genitori, ed obbligati a crescere sotto le tradizioni, la religione e la lingua svedese per distruggere il sentimento di appartenenza alla loro etnia.
Attualmente si cerca di compensare alle ingiustizie passate cercando di tutelare e promuovere la cultura delle minoranze etniche. Sempre in tema linguistico, viene trasmesso regolarmente nella TV nazionale un telegiornale in lingua same (non so quale versione), Oddasat, che tratta principalmente di notizie riguardanti questa etnia. I suoni e diverse parole mi ricordano molto il finlandese (per quel briciolo di finlandese con cui ho avuto a che fare).

Comunque, passando alla descrizione del nostro tempo libero, e considerando che noi andiamo in giro con un Mezzovikingo di 21 mesi, abbiamo pensato di saltare gli incontri culturali di racconti, e siamo passati a qualcosa di piú coinvolgente per un infante, cioé un Incontro con Bestie. La Bestia in questione é stata, ovviamente, la Renna. Presso il Centro Culturale-Museale dell'Ultima Thule detto Gammlia (maggiori informazioni le avevo riportate qua) c'é stata la possibilitá di salire su una slitta tradizionale tirata da una povera renna, e farsi un giretto di qualche centinaio di metri.


L'iniziativa era pensata soprattutto per i bambini, peró quando gli Infanti son proprio piccoletti, anche un genitore puó essere autorizzato a salirci. Fu cosí che l'annoiato Animale che vedete qui sotto fu costretto a scarrozzare me, un Mezzovikingo alquanto sospettoso, e una ragazzina di probabile madrelingua francese.
Si parte!

Date le temperature non esattamente primaverili c'é stato il conforto, dopo la gitarella, di gustare un piú Malcapitato Parente della sopracitata Bestia sotto forma di suovas, carne di renna affumicata diversi giorni, tagliata a striscioline sottilissime e passata in padella col solo condimento del sale (parecchio, a causa dell'estrema magrezza di queste carni). Il processo di affumicatura fa sí che il palato abbia l'illusione di una gran varietá di spezie. In realtá il massimo del contorno é una salsetta a base di panna e lingon, cioé mirtilli rossi.
Per praticitá le suovas vengono mangiate dentro un pane pita, accompagnate da una bevanda a base di succo di, indovinate che? mirtillo rosso:


Per sottrarsi alle intemperie c'era la possibilitá anche di sedersi dentro un'accogliente tenda same, detta kåta, che contiene una panca circolare intorno ad un fuoco. Quella che si vede qui sotto é una kåta di tipo permanente, mentre quella che fu issata durante i trascorsi Mercatini di Natale era di tipo trasportabile. Ricordo che la renna é un animale transumante, e perció i Same avevano un'esistenza di tipo nomade.


Comunque, le suovas erano proprio buone.
Nåå-nåå (arrivederci, piú o meno, in Samiska del Sud)

Tuesday, 5 January 2010

Torta linguisticamente Diplomatica



Le Festivitá Natalizie non sono ancora finite, ma ho comunque deciso di lasciar perdere, per un po', i post gastronomici: credo che ne abbiamo avuti a sufficienza. E, rassicuro i lettori, la Torta Diplomatica non é neppure una delle Specialitá Gastronomiche della zona.
Vabbé, e allora che ti sei bevuta? hai pure messo la figura sbagliata, commenterá piú di qualcuno.
Beh, diciamo che uno dei Nobili Intenti di questo blog sarebbe stato anche quello di documentare lo Sviluppo Culturale del Mezzovikingo, ossia vedere un po' cosa puó saltar fuori dall'esperimento cultural-biologico quando si incrocia un chiaro Vikingo del Norrland Svedese con una Italica-Modello-Calimera (tutta piccola e nera).
Fatto sta che finora il Mezzovikingo ha abilmente disatteso le aspettative genitoriali materne sul suo eventuale sviluppo bilinguistico, decidendo piuttosto di rintronare gli astanti con una parlantina in perfetto Dialetto Esperanto (quale Versione non ricordo esattamente). Il piccoletto, definito pratkvarn (mulino parlante, piú o meno, ovvero persona che parla-anche-troppo) dalle sue norrlandesi e laconiche Maestre d'Asilo-Dagis, sembra perlomeno sfoggiare un instinto comunicativo tutto Italico, senza neanche un risucchio (per la storia del risucchio, leggere qui).
Se uno s'impegna dopo un po' capisce, a furia di body language e rumori onomatopeici, cosa il Mezzovikingo stia raccontando con ricchezza di dettagli. Di parole comprensibili a noi adulti, peró, manco l'ombra.

Poi arrivarono i 18 mesi, e da allora il Pargolo si é accorto che, se non ci si fa capire, é arduo venire compresi. Cosí sono arrivate, in tempo per il controllo dell'anno e mezzo dal Pediatra, le prime 10-15 parolette comprese di sostantivi e verbi all'infinito, con netto vantaggio per la Madrepatria Vikinga e neanche tanto velato dispiacere per la Genitrice Italica.
Ha addirittura bruciato le tappe e cominciato ad assemblare frasi sintetiche ma eloquenti: un capolavoro di diplomazia linguistica si é avuto qualche giorno fa con la seguente:

Igen(na) mamma pamma!

Igen, che il Mezzovikingo ha creativamente italianizzato in igenna con la a apertissima e la doppia consonante, significa ancora, di nuovo.
Mamma é identico nelle due lingue.
Pamma é panna, secondo il significato italico e non svedese (in svedese panna vorrebbe dire padella o fronte, per continuare con gli equivoci linguistici di cui raccontai a suo tempo).

Ancora panna, mamma! , ecco la richiesta del furbacchione, che é elegantemente passato dallo svedese al vocabolo comune, per poi concludere con l'italiano.
Stessa sorte per l'analoga frase con torta (che peró si pronuncia allo stesso modo nelle due lingue, sebbene si scriva diversamente in svedese, tårta per la precisione)

Inutile aggiungere che Tetta, quella la pronuncia perfettamente, e solo in italiano. Furbo, il Mezzovikingo dagli occhioni blu.
(é anche possibile peró, come ipotizza stardust in un commento ad un suo recente post che "quando si tratta di mangiare [...] i geni italiani non mentono." La sottoscritta confermerebbe)

Wednesday, 19 August 2009

Chiudi la bocca, che fa freddo!

Ieri sera mi é capitato di vedere un popolare programma sui dialetti svedesi (se capite la lingua, trovate il link qua).
Secondo l'autore, piú a nord si va, piú si fa economia di parole: pertanto il Norrland diventa un caso estremo nel pianeta (sarebbe stato interessante vedere che fanno gli Inuit). Fa freddo e buio per molto tempo all'anno, non c'é molta gente, per vedere qualcuno bisogna fare un sacco di strada in mezzo al bosco. Lo stereotipo del Norrlandese é quello di un tipo taciturno fino all'imbarazzo*.
In effetti, lo svedese é l'unica lingua di cui ho esperienza che riesce ad esprimere concetti con una lettera sola, tipo che Ö é un'isola, oppure Å un ruscelletto.
Soprattutto qui nel Norrland, si riesce ad esprimere il contrario di qualcosa semplicemente anteponendo la lettera o.
Si arriva a risultati veramente originali e fuori dalla mia immaginazione di logorroica meridionale: un bottone sbottonato, cioé "fuori" dall'abito é "o-i" ("non"-"in", non nel vestito), oppure se non ho mangiato (ätit), mi basta dire che sono oÄtit.
Un'altra conseguenza dell'economia lessicale é la serie di risucchi uussch uussch che un norrlandese emette quando é impegnato in una conversazione (sí, perché quassú una conversazione puó richiedere impegno). A dire il vero, il Vikingo e la sua famiglia non ne hanno mai emessi, ma loro sono gente di cittá.
Mi ci volle un pochetto per capire che il risucchio vuol dire "sí". Deriva da ja, il quale, se pronunciato in economia, cioé facendo solo l'inizio della j, diventa inevitabilmete un risucchio (esercitatevi per credere).
A questo proposito, gira la seguente barzelletta sui norrlandesi.
Se il vostro cestino é da svuotare, parlate con un norrlandese. Chiedetegli: "é pieno questo cestino?"
Uussch uussch, e il cestino é svuotato senza fatica. Ahahah.

La questione pratica a questo punto é: cosa succederá col Mezzovikingo?
Diventerá un individuo schizofrenico, logorroico e gesticolante nell'idioma mediterraneo, ma taciturno e risucchiante coi conterranei nordici?
Sí, perché giá la combinazione di dialetti si assicura esilarante. Il mio accento veneto é parecchio marcato (é imbarazzante per me vedere i video di compleanno dove parlo svedese con la cantilena di Treviso). Il Vikingo a sua volta registra una serie di espressioni dialettali (tranne il risucchio) e una parlata nasale nonostante il suo essere di cittá.
(e scusate se ficco dentro il Mezzovikingo in un post sí e l'altro pure, ma suo é l'onere di combinare le due culture, come da oggetto del blog)



* ciononostante, hanno il coraggio di ironizzare sui Norvegesi con la seguente storiella: due norvegesi si incontrano per giocare a scacchi. Dopo un paio d'ore, mentre uno decide la mossa l'altro fa "piove oggi, vero?". Il compare: "siamo qua per giocare, non per fare conversazione".

Saturday, 15 August 2009

Bollenti incontri di lingue


Ecco! Basta con sti soliti blog bacchettoni!
È ora di postare qualcosa che veramente muove il mondo e mi procurerá un sacco di cliccate, proprio come La Repubblica e il Corriere online insegnano.
Giá dai tempi del famoso documentario di Scattini Svezia inferno e paradiso gli italiani sono convintissimi che questo paese sia la patria della perdizione sessuale.
Le donne temono la concorrenza delle bellissime stangone bionde e disinibite, alla Victoria Silvsted, gli uomini le sognano. Generazioni di maschi italici si sono imbarcate su quella da loro denominata "trombonave" (un nome un programma), cioé la nave di linea Stoccolma-Helsinki.
Discutendo la cosa col Vikingo (il quale, per inciso, trova molto esotica me che sono piccola e nera), abbiamo convenuto che il tutto potrebbe derivare da un enorme malinteso linguistico.
Sí, perché é vero che in Svezia si usa intrattenersi per fika al lavoro un paio di volte al giorno, di solito tutti insieme! E non é raro che una coppia al primo appuntamento decida, appunto, di trovarsi per fika. Per di piú in pubblico!
È inoltre abbastanza facile andare in un negozio apposito per procurarsi una bella tröja.
Che popolo di sporcaccioni, battono alla grande perfino gli Olandesi.
(per non parlare di quei maleducati dei finlandesi, che ogni volta che indicano qualcosa dicono: katso!)

Prima che voi maschietti vi precipitiate a prenotare un biglietto solo andata per il Paese delle alci, vi spiego l'arcano: la Fika non é altro che la pausa caffé, al lavoro o con amici. (e la tröja é semplicemente la maglia, non si fosse capito).
La Fika é un vero e proprio rituale ed é importantissimo nella societá svedese. Il ministro Brunetta la marchierebbe immediatamente come consuetudine barbara e perniciosa: non é raro che la pausa caffé nei luoghi di lavoro (compreso il mio) si prolunghi anche per una mezz'ora, spesso con contorno di sandwich o tortine o altre cose sfiziose (per la gioia della mia cellulite). Alcuni luoghi di lavoro hanno come norma quella di assegnare a rotazione la pulizia della coffee room ai dipendenti e uno dei compiti é anche la preparazione artigianale di fikabröd (dolciumi da fika) per la fika del venerdí.
Questa pratica non é oziosa, ma serve moltissimo a far socializzare questo popolo estremamente prudente e riservato nelle relazioni. Tanto per fare la cattiva, mi verrebbe da dire che se l'alcol fosse permesso al lavoro e non costasse cosí tanto, girerebbe pure qualche birra. (beh fortuna che il blog non é på svenska).

A breve anche qualche ricetta di fikabröd, che non é per niente male e potrebbe anche essere galeotto nelle occasioni giuste, si sa mai...
 
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