Showing posts with label pari opportunitá. Show all posts
Showing posts with label pari opportunitá. Show all posts

Friday, 28 October 2011

Voglio fare il Casalingo



Beh, non sto parlando proprio del Mezzovikingo il quale, contravvenendo a tutte le aspettative di mia nonna, ormai da tempo ha reclamato ed ottenuto la cucinina con pentoline, l'aspirapolvere, la scopa e gli straccetti per 'pulire' (disclaimer: non ha preso da noi genitori).

Pochi giorni fa Fiammetta poneva, nel suo blog, la spinosa questione sulla reale natura e consistenza delle pari opportunitá nel Regno delle Tre Corone. Io, di mio, ho sempre apprezzato ed elogiato l'approccio paritario (relativamente al mio luogo d'origine) che mi ritrovo a vivere nel mio quotidiano da quando abito qui.
In passato ho anche specificato che questa attitudine non é un Dono Divino e Genetico concesso dagli Dei Asi ai Popoli Nordici, ma il risultato di accorte leggi e di un'illuminata filosofia della socialdemocrazia svedese di qualche decennio fa, quando ancora avevano un po' di ideali e non si erano abituati troppo a sedere sulla careghetta come stan facendo ultimamente, facendosi pagare casa e cioccolata dai contribuenti (nei casi piú illustri, almeno). Perció, siccome le influenze della tradizione resistono, non é che la paritá qui sia perfettissima e tutti i problemi a riguardo sian stati risolti.
Rispetto a quel che vedo da giornali e altre fonti online del Belpaese, bisogna ammettere comunque che qua siamo a un po' di eoni di distanza da laggiú.

Per farla breve, mentre la discussione nel salotto di Fiammetta proseguiva, l'occhio m'é capitato su questo titolo di un articolo dell'insigne quotidiano scientifico svedese Aftonbladet: Folk måste ha träkiga jobb, ovvero La gente deve avere dei lavori (proprio) noiosi.
E com'é possibile? Qui, nella terra del welfare, della fika a lavoro, e via discorrendo?
L'articolo si riveló ancora piú interessante del previsto, giacché parlava degli uomini che volentieri se ne starebbero a casa ad occuparsi del bucato e della prole, se solo avessero una moglie che guadagna a sufficienza per tutti. Ecco, mica per tutta la vita, che poi alla lunga diventa una palla anche cucinare e star dietro ai mocciosi da scarrozzare per infinite attivitá, peró un paio d'annetti non ci starebbero affatto male: questo almeno stando alle dichiarazioni di alcuni padri di famiglia intervistati.
Contemporaneamente, uno va a leggersi i commenti che molti, sia uomini che donne, rilasciano in forum tipo la 27ora del Corriere.it, e dove, in svariate salse, abbondano gli interventi del tipo: il ruolo di cura della femmina é piú naturale, (é voluto da Dio, in certi casi. A quanto pare la figura maschile di Dio sa perfettamente che lavare i pavimenti non é tanto interessante), l'uomo é fatto per stare fuori casa, e via discorrendo.
Beh, insomma, ma quanti saranno questi rammolliti poco virili che vogliono veramente stare a grattarsi a casa coi figli anziché fare un po' di sana carriera?
Allora, nonostante sia chiaro che l'Aftonbladet non é esattamente il Journal of Statistics Education, ci prova comunque a fare i propri sondaggini e a ricavarne conclusioni. Se uno va a vedere le votazioni in coda all'articolo (aggiornate al momento in cui scrivo), pare che la percentuale di chi preferisce starsene a casa con la famiglia anziché andare ad 'un lavoro che nemmeno ti apprezza e vuole averti lí (Daniel J)' sia molto simile tra uomini e donne: su circa 38000 donne, quasi un 56% preferirebbe la casalinghitudine, mentre su 20000 uomini esattamente la metá risponde che farebbe il casalingo.
Se non ci credete, chiedete al tizio che abita sopra di noi: con moglie che guadagna bene e un paio di figli, lui ha pensato bene che é molto piú interessante e piacevole dedicare il proprio tempo alla famiglia.

Ed infatti, mica é per niente che il mio terribilissimo docente di Fisica II, il Prof. V, in una delle sue memorabili sessioni d'esercizi esordí con:

"Prendiamo un circuito. Le Capacitá le chiamiamo C, le Resistenze le chiamiamo R, e poi ci calcoliamo il Lavoro. E come denominiamo il Lavoro? L? Ma noo!
Stavolta il lavoro lo chiameremo F, come Ffatica!"

A quanto pare, la questione da queste parti é proprio questa.
Mi chiedo cosa sarebbe saltato fuori da un sondaggio condotto altrove, e se la politica paritaria degli ultimi decenni abbia contribuito al fatto che diversi uomini svedesi non abbiano problemi a dire che stare al lavoro, almeno nella metá dei casi, non sia poi tutta sta gran gratificazione, e forse in famiglia si starebbe anche meglio, almeno per un paio d'anni.




Monday, 30 May 2011

Autoincensamento


Si, stavolta me lo concedo proprio perché in Svezia, Nazione che deve fare a modo suo, ieri era la Festa della Mamma. Perció ho deciso di dedicarmi un post, avendomi il caso e la fortuna, piú un pizzico d'incoscienza coniugale, assegnatomi questo ruolo controverso.
Ne ho parlato in altre occasioni, ma lasciatemi ancora una volta ricordare a me stessa che, dove abito, il benessere delle mamme (e anche delle donne) é a livelli di lusso, almeno secondo lo State of the World's Mothers 2011 di Save the Children, fresco fresco di pubblicazione: la Svezia qui si ritrova al quarto posto, se vi par male.
Non sono andata a leggermi tutto il rapporto, ma a spanne non do certo torto alla lusinghiera posizione, e qui posso elencare le mie impressioni. 
In Svezia si sta bene come mamma perché:

- prima di tutto avere bambini non é solo una faccenda di Mamme, ma anche di Papá. Diciamo pure dei genitori. Piú in dettaglio:
- il congedo é parentale, non solo 'maternitá', e spesso viene diviso equamente tra i genitori, cosicché il mercato del lavoro é piú benevolo verso le donne che non altrove.
- Se a una mamma piace anche il suo lavoro e vuole o deve farlo, non viene trattata da genitrice snaturata e irresponsabile, orrida arrampicatrice sociale. Perché, diciamolo, quando si lasciano i figli al nido vien spesso e volentieri da sparlare delle madri che 'mollano il pupo al nido per andare a lavorare', ma sui padri non una parola (leggete anche la discussione nata da questo post di Fiammetta)
- I papá partecipano alle faccende di casa e alla cura dei bimbi: e cosí  aumenta il benessere della coppia, insieme al tempo libero delle mamme.
- Gli asili nido devono garantire posti a tutti i bambini di un Comune, e le rette sono di circa 1200 corone, piú o meno come l'assegno familiare (insomma noi mandiamo all'asilo il Mezzovikingo per circa 200 corone al mese, facendo un bilancio)
- quando una mamma partorisce, ha diritto ad avere -gratis- qualunque mezzo per attenuare il dolore, se lo desidera, e senza tante menate sul fatto che 'tu donna partorirai con dolore'.
- l'assistenza medica per i bambini e le gestanti é gratis.

Questo é un sunto.
Quando le cose non stavano ancora di lusso come adesso, il giorno della Festa della Mamma implicava invece le seguenti istruzioni (tratte da un opuscolo di Cecilia Bååth-Holmberg del 1920, l'anno dopo l'istituzione della Festa della Mamma in Svezia):
1- La bandiera svedese sia issata (non ce l'abbiamo!)
2- La mamma verrá salutata al mattino dai bimbi con una canzone (dite che sia proprio necessario?)
3- Prima di alzarsi, le verrá offerta la colazione a letto, preparata dai figli, con buon caffé e pane. la mamma verrá onorata con fiori e un regalino (seee! Il Mezzovikingo ha fatto l'opposto, e come di regola ha preteso a domicilio suo mammatettalatte)
4- Finché é possibile, verrá dispensata dai lavori domestici per tutto il giorno, e potrá riposarsi. I figli faranno i letti, puliranno, prepareranno i pasti e laveranno i piatti.(questa non funziona piú tanto bene, il Vikingo si occupa lui delle pulizie durante tutto l'anno)
5- Al pomeriggio o di sera si avrá una piccola festa, alla quale parteciperá anche il padre (ogni scusa é buona per una torta, questo sí)
6- Se i figli non sono in casa, la saluteranno con un telegramma o con una cartolina, fatta appositamente per quel giorno.


Al punto 4- ha risposto uno dei giornali svedesi ieri (non ricordo piú se l'Expressen o l'Aftonbladet) con la seguente barzelletta del giorno:

"Ma tesoro, che cosa lavi i piatti oggi che é la Festa della Mamma!
Riposati oggi, li puoi ben lavare domani!"

Tuesday, 15 June 2010

Corriere.it s'inventa le cose

Bene, leggo che in Italia si sta dibattendo se introdurre un congedo genitoriale obbligatorio anche per i papá. Il Corriere.it diffonde una Scheda su come funziona nel resto dell'Europa. Immancabile il riferimento al Paese dove abito:

"La più virtuosa, come tradizione, è la Svezia. Alla nascita di un figlio garantisce al padre 30 giorni di congedo retribuito obbligatorio che può essere diviso in quattro periodi nell’arco di un anno. Il Paese scandinavo, però, da sempre applica una politica a sostegno delle mamme e delle famiglie." 

Adesso, non per dire, ma voi giornalisti, se scrivete un articolo, scrivetelo giusto.

Ora vi racconto come funziona, sicuramente non é la prima volta, ma repetita juvant. Per non sbagliarmi, ho scritto questo post con il .pdf della Försäkringskassa sott'occhio.
Qui in Svezia, quando vi nasce un bambino, voi genitori, insieme, avete diritto a 480 giorni lavorativi  di cui 390 pagati dalla Mutua (Försäkringskassan, che infine é pagata con le vostre tasse), con la stessa tariffa che vi spetta in malattia, il resto dei 90 giorni invece pagati praticamente niente. Se avete gemelli, avete diritto a 180 giorni in piú. Di questi giorni, almeno 60 devono essere presi obbligatoriamente da ciascun genitore separatamente. Se é il papá quello che prende meno giorni, comunque si spupazza l'infante per 2-3 mesi da solo.
I genitori non possono prendere il congedo contemporaneamente, tranne che nel periodo dopo la nascita, in cui si possono prendere fino a 10 giorni lavorativi, il doppio se avete i soliti gemelli. Altrimenti, si puó stare a casa contemporaneamente solo se si lavora, tipo, mezza giornata l'uno e mezza giornata l'altra.
Questi giorni i genitori se li gestiscono come gli pare e piace, d'accordo col datore di lavoro, e fino al compimento degli otto anni del bambino.
Quindi di solito, mamme e papá sono a casa assieme un paio di settimane dopo la nascita. Dopo, di solito, sta a casa la mamma, la quale deve riprendersi fisicamente dal parto e nella maggior parte dei casi deve anche allattare.
Successivamente, subentra il papá e la mamma torna al lavoro. I bambini non possono andare al nido prima di aver compiuto un anno, quindi significa che il bambino sta con i genitori almeno fino all'anno.
I Comuni devono assicurare posto al nido per tutti i propri bimbi. Le rette sono, per le fasce di reddito piú alte, di circa 120-130 euro al mese. Aggiungo anche che esistono sgravi fiscali per i genitori che volessero dividersi equamente i giorni di congedo.

Quindi: quella dei 30 giorni obbligatori per il padre non é vera. Sono 60. E non per il padre, ma per ciascuno dei due (per dire, la mamma potrebbe scegliere di tornare al lavoro dopo in paio di mesi e il resto dell'anno prenderselo il papá).
Non deve essere diviso necessariamente in quattro periodi, uno se li gestisce come preferisce, anche di piú (anche se di solito questi 60 giorni uno se li prende tutti assieme, per praticitá).
Le politiche familiari non sono solo a sostegno di mamme e famiglie. Sono a sostegno della famiglia tutta.

Monday, 8 March 2010

Questa o Quello per me ímpari sono....

Avevo scritto nel post precedente che per la Giornata Internazionale della Donna non avrei avuto molto da postare. Di solito uso dire di come le Pari Opportunitá siano qualcosa che percepisco con mano in molti aspetti, pubblici o privati, della mia vita svedese. Mi capita anche di ricordare spesso ai miei interlocutori di come la suddetta quasi-Paritá sia data un po' per scontata in questo Paese e di come sarebbe bene restare sempre vigili, perché la Storia non torni indietro (ho l'impressione che qualcuno creda che la Paritá sia una caratteristica genetica degli Scandinavi. Non é vero: é il risultato di precise scelte politico-sociali di qualche decennio fa). 
Le femministe sono sempre all'allerta, ma si tratta perlopiú di donne di etá uguale o superiore alla mia.

Poi oggi m'é capitato di vedere quest'immagine sul sito del giornale svedese Aftonbladet, con relativo articolo correlato. La metto qui e sotto traduco, senza aggiungere troppo di mio. Tiratene voi le conclusioni che preferite.

 

La fetta rosa rappresenta la percentuale di donne impiegate in diversi settori, quella azzurra di uomini. Le variazioni sono riferite rispetto ad un anno fa e le percentuali indicate sono quelle relative alle donne. La legenda é tradotta da sinistra a destra e dall'alto in basso.

Presenza in parlamento: 46.6 %. Peggiorata -1.4 %
Stipendi delle donne come % di quelli maschili: 92.0%. peggiorati -1%
Disoccupazione: 44.7 %. Peggiorata -1.4%
Assenze per malattia 59.7%: Migliorate -1.2%
Congedi parentali: 78.5%. Immutata.
Possesso di un'auto: 27.1%. Immutata.
Istruzione (titolo universitario conseguito da donne): 66%. Immutata.
Governatori regionali: 43% Immutata.
Vescovi: 23 %. Migliorata +7.7%.
Giudici: 41.3%. Migliorata +0.7%.
Dirigenti di societá quotate in borsa: 3.6 %. Immutata.
Dirigenti di societá operanti nei media: 40%. Migliorata +5%.



Friday, 5 March 2010

Homo Norrlandicus Norrlandicus

In vista della Festa della Donna, annuncio sin d'ora che non ho nulla da postare. Se in Italia perfino le Cozze come me han talvolta potuto, almeno in questa occasione, ricevere omaggi floreali (come se fosse servito a qualcosa per migliorare la mia condione sociale e lavorativa), in Svezia non solo ignorano l'esistenza dei famosi batuffoli gialli puzzolenti dalle fogliette asociali, ma addirittura nessun maschietto galante si disturberá a farvi gli auguri, o mie signore. Colpa del disamore svedese per le frivolezze, o merito della paritá quasi raggiunta tra i sessi, che non vede piú la necessitá di una Festa Apposita per le cromosomate XX? Certuni forse scomoderanno anche la Legge di Jante, suggerendo che le femmine non han da credere di poter godere di considerazione piú di chiunque altro.

Sia come sia, una certezza é che la Svezia se la cava abbastanza bene, in termini di Pari Opportunitá. E quindi, quassú é possibile trovare la risposta maschile agli onnipresenti Calendari di Nuditá Muliebri che gli Italici Quotidiani online pubblicizzano cosí assiduamente in ogni stagione dell'anno: stanchi dello strabordante Potere delle Femmine in questo Settore, i Norrlandesi propongono la loro Versione Virile e han creato il Gubbkalendern, ossia il Calendario delli Homini di Mezza Etá (gubbar). Qui sotto un assaggio:


Il Gubbkalendern inizialmente fu pensato per risolvere i malanni economici della stuga del villaggio di Jutis, nel Norrbotten. Le bollette di luce e riscaldamento erano diventate cosí ostiche da richiedere un intervento drastico. Ispirandosi ad un'idea dei pescatori di un villaggio Norvegese, il proprietario della stuga, alcuni abitanti del villaggio e i membri del club di caccia decisero di mostrare com'é fatto un uomo del Norrbotten (faccio notare che Svedesi e Norvegesi si danno del cretino gli uni con gli altri, ma poi non esitano a copiarsi a vicenda).
Quasi insperatamente, il calendario ebbe un enorme successo e andó via come il pane (cioé, in svedese si dice esser venduto come il burro, sälja som smör, da cui si evince qual é l'ingrediente base nella dieta dei miei concittadini), tanto che la congrega della stuga poté pure andare in attivo e addirittura permettersi di dare 20 corone per copia al Fondo di Ricerca per i Tumori (Cancerfonden). L'anno scorso il Cancerfonden si é preso 30.000 corone dai signori del gubbkalender, quindi fate voi.
Per chi pensa che la succosa foto qui sopra non sia sufficiente e vuole assaporare di piú, un'anteprima del resto del calendario la si puó trovare qua (devo dire che merita). 
Buona visione.

Monday, 1 February 2010

L'Etere é l'Oppio dei Popoli (post di parte)

Bene. Questo fine settimana il Vikingo, sapendo di far cosa a me gradita, ha noleggiato il DVD di Videocracy, del regista Erik Gandini, nato in Italia ed emigrato da giovane in Svezia. Sorvolo sul fatto che il  suddetto film-documentario non é mai arrivato nei cinema dell'Ultima Thule (qui sono i film americani di cassetta ad avere un rispettabile tempismo, chissácomemai), e il DVD é disponibile quassú solo da pochi giorni, con un mese di ritardo rispetto all'annunciato e nascosto in un angoletto polveroso del videonoleggio.
Sull'argomento si é ormai parlato, discusso, e litigato molto su vari blog (leggere ad esempio il post, e relativi commenti, su onewaytosweden), televisione nazionale (svedese), giornali, eccetera.
Chi (come me, tra l'altro) non mostra molta simpatia per l'attuale Governo italiano, andrá volentieri a vedere il film, come autoconferma che il Presidente del Consiglio in carica é un gran Problema Sociale (o altri aggettivi non esattamente lusinghieri, che per decenza trascuro).
Chi invece ammira il Sunnominato, ne trarrá l'impressione che il suo Eroe é turpemente perseguitato dai fetenti Bolscevichi di mezzo mondo, i quali han solo invidia delle eccezionali abilitá, non ultimo amatorie, del Grande Superpolitico che degnamente rappresenta il Belpaese.
Quindi, come prima impressione, direi che non é un documentario particolarmente rivoluzionario. Non é stato un granché rivoluzionario neanche per il Vikingo, ma dopotutto il consorte é stato adeguatamente indottrinato da me, e per molto tempo, sulla Fenomenologia Televisiva Italica.

Se a qualcuno interessasse, ho un paio di impressioni a caldo:

Sebbene abbia giá visto ilcorpodelledonne, e pur non essendo in stato interessante, non riesco ad evitare una netta sensazione di nausea quando vedo la Gloriosa Donna Italica in Televisione come al Mercato delle Vacche. E, se fossi uomo, mi sentirei offeso nell'essere trattato da mentecatto che ragiona e sceglie solo in base al responso dei Gioielli di Famiglia. Essendo emigrata dieci anni fa, sapevo che le cose stavano in un certo modo, ma non ero conscia che fossero addirittura peggiorate.

Adesso capisco chi sono i tali Lele Mora, Fabrizio Corona, eccetera, di cui spesso titolano i giornali italiani online. Confesso di non essermi mai data la pena di approfondire. Continua il retrogusto di viscidetto e incredulitá. Tra parentesi, l'apologia di fascismo non era un reato? Illuminatemi.

"Menomale che Silvio c'é" é uno strazio (anche canoro) che mi sarei volentieri risparmiata.

Sebbene io non apprezzi per nulla il Presidente, non imputo solamente al medesimo la situazione mediatica-politico-culturale in cui l'Italia é finita: io sono per la responsabilitá individuale, e se costui é andato al potere, e certi modelli si sono imposti, per me é responsabilitá di chi lo ha votato, di chi volentieri guarda le sue TV, di chi volentieri adotta certi stili di vita e li insegna alla propria prole. Eccetera.

Cosa Berlusconi faccia o dica, potrebbe interessarmi relativamente visto che vivo all'estero e volentieri ci resteró. Peró é una gran seccatura essere misurati, da emigrante, con lo stesso metro usato per il Suddetto. Nonostante egli racconti, nel documentario, di come lavori per un'immagine credibile dell'Italia, posso assicurare, dall'alto della mia esperienza decennale abroad, che i risultati di tali sforzi son tutt'altro che esaltanti.

Ció che invece potrebbe essere molto piú interessante da riportare, sono le impressioni di uno spettatore quasi-super-partes e non-italico, qual é il Vikingo. Eccole qua:

Espressione eloquente, incredula e perplessa, su Ruolo e Comportamenti della Femmina Televisiva Italica. Veramente le donne si prestano a farsi trattare cosí? Non esiste un'Authority, un organismo antidiscriminazione, un qualche cosa insomma, che limiti tutto questo, visto che anche i bambini possono vedere?

Nota come la Meravigliosa Canzoncina sia cantata esclusivamente da donne. Jo, molto interessante.

Il signorino Corona, a dispetto dei suoi tentativi di infighimento, o come si dice, é seccamente bollato come patetico (patetisk). La visione dettagliata della toaletta del fanciullo non ha aiutato. I continui riferimenti a Robin Hood da parte del soggetto sono visti come completamente fuori luogo.

Il poveraccio che fa di tutto per andare in televisione, raccoglie un po' di pietá, ma comprensione nulla. Il Vikingo continua a guardare la madre impicciona come se avesse incontrato un Plutoniano.

L'ultima considerazione, é una critica al documentario in sé: il Vikingo é curioso di sapere quanta gente veramente ci crede, al Dio Televisore. Quanti sono effettivamente gli italiani che inseguono questo mito? Cavoli, saranno mica tutti cosí. Älskling, tu non sei cosí, ad esempio. I tuoi amici neppure. No, non possono essere tutti cosí, gli italiani.
Un paio di interviste a tappeto in qualche luogo pubblico, fatte a gente della strada, sarebbero state molto apprezzate.

Per concludere, vorrei dire anche un'altra cosa: forse i non-italici pensano che il fenomeno sia tutto italiano e si ritengono fortunati, dispensati, e forse anche un po' superiori al tutto.
Non ne sono del tutto convinta: pure qui in Svezia, noto come i dibattiti sulle Pari Opportunitá  debbano venir sempre alimentati per mantenere un certo tipo di mentalitá paritaria. La televisione commerciale tenta di imporre programmi basati su apparenza e lustrini, o reality dove puoi-andare-in-TV (il Grande Fratello peró non lo fanno piú). Il mercato tenta di spingere bambini, adolescenti e giovani alla rincorsa della perfezione estetica, dell'Apparire-a-tutti-i-costi, e ad un certo sessismo. Se non si fa attenzione, credo che qualunque sistema occidentale possa essere a rischio Videocracy.

Friday, 22 January 2010

La Vie en Rose (post OT, e un po' polemico)



Il Mezzovikingo, nonostante abbia i geni di una Madre Corta e quindi cresca a rilento, cresce comunque. La conseguenza pratica é che a intervalli regolari abbisogna di qualcosa da vestire e, siccome  io e il Vikingo siamo Diversamente Abili al confronto di Zarinaia, Giulia o Galadriel nelle Creazioni con Stoffe, ogni tanto ci tocca andare in qualche negozio a comprargli dell'abbigliamento che lo protegga dall'arietta fresca delle nostre zone.
Cosí fu che sabato scorso la sottoscritta si fece un giretto al centro dell'Ultima Thule, in cerca di un paio di magliette formato Infante. L'Ultima Thule, essendo un Paesotto mascherato da Cittadina, in fatto di abbigliamento (e non solo) non offre molto di piú che le collezioni provenienti da grandi catene Nazionali e Multinazionali, e i lettori miei vicini di casa avran giá capito quali sono. Rispetto agli stessi negozi delle stesse catene collocati in Cittá piú Grandi, qui l'offerta é addirittura piú scarsa, perché insomma, quassú siam Norrlandesi-Gente-Pratica che non perde tempo in inutili sciccherie, come giá accennato qua.

Dopo aver visitato alcuni dei suddetti negozi (in svedese detti pomposamente butik), posso fare un riassunto delle osservazioni sull'assortimento locale di Vestiti da Infante:

Vestiti da Maschio:

Motivi Moda: Calcio&sport vari con annessi Colori-Patriottici-Svedesi, mezzi di trasporto, mostri-dinosauri, Tutori-della-Legge. Molti modelli prevedono l'Infante Maschio con look da Uomo Quarantenne Vagamente Benestante (come usa dire il mio migliore amico S.)
Colori predominanti: marroncino, grigetto, blu scuro, verde-pisello-bruciato, celestino. 'Na gioia per gli occhi, direi.

Vestiti da Femmina:

Motivi Moda: Hello Kitty. Hello Kitty. Hello Kitty. Fiorellini, pizzi, ricametti, AnimalettiCarini, principesse.
Colori predominanti: bianco, rosso, violetto. ROSA. Praticamente TUTTE le Cose da Femmina contengono almeno un dettaglio rosa. È impressionante. Le future donne mostreranno una predisposizione al diabete, temo.

Ogni tanto ci sono piccole variazioni sul tema coi Barbapapá, Pippicalzelunghe e Bamse, il famoso orsacchiotto svedese che incita al doping.

In quel momento, ho desiderato ardentemente un'intervista coi Creatori di Moda per Infanti.
Essendo la Svezia un Paese avanzato nelle Pari Opportunitá, non mi sarei aspettata un tale dimorfismo sessuale nell'abbigliamento per bambini.
Voglio dire, non ce l'ho affatto col dimorfismo sessuale in sé (e per sé, direbbe Hegel): un sacco di specie animali lo pratica, ed é fondamentale per il proseguimento della Vita. Io stessa, in quanto Femmina con compagno-che-vorrei-continuare-a-sedurre, cerco di praticarlo al meglio delle mie possibilitá (sui risultati si potrebbe discutere, ma é un'altra faccenda). Ma io sono una femmina adulta, in etá riproduttiva. La Moda per Femmine adulte non m'impone neppure il Marchio Rosa su ogni capo.
Ma i bambini? Perché i bambini devono per forza mostrare un dimorfismo sessuale nell'abbigliamento? A che pro? Perché devo girare quattro negozi per trovare una maglietta da maschietto con dei colori divertenti? Eppure ai bambini piacciono i colori vivaci. Perché una bambina di pochi anni deve andare in giro vestita da piccola Lolita? Perché un bambino -maschio- deve per forza essere appassionato di macchinine e palloni? Per inciso, il mio Vikingo detesta il Calcio ed é alquanto apatico di fronte ad altri sport (una tra le qualitá che lo hanno reso apprezzabile ai miei occhi, visto che neanche a me lo Sport-visto-dal-divano appassiona). Il Mezzovikingo invece, portato una volta in un negozio di scarpe andó subito a prelevarne una tutta rosa e luccicosa (la commessa mi confessó che anche il suo pargolo, di poco piú grande, aveva simili preferenze cromatiche). Che collezione di maschi pappemolli che mi ritrovo in casa, ohibó.
Per le femmine la faccenda é anche un po' insidiosa perché é difficile sfuggire al fascino di tutte quelle decorazioni-cosí-carine. A dire il vero, vestire una bambina con cose da maschio é ancora accettato socialmente e, se si esclude la deprimente scelta cromatica, sarebbe anche molto pratico. Ma, se comprassi le scarpette rosa al Mezzovikingo dovremmo fare i conti con continui risolini di scherno da varie fonti, e quindi dobbiamo rinunciarci. Il massimo che potrebbe essere tollerato é il faccione tranquillo di Barbapapá.

Beh, lo so che questo non é uno dei problemi piú gravi dell'Universo. Ci sono i terremoti ad Haiti, il Darfur, il global warming, i dissidenti cinesi, gli schiavi bambini che producono i giocattoli con cui i nostri figli si divertono.
Peró questa cosa dell'abbigliamento infantile mi dá un po' fastidio lo stesso. Perché abitua i piccoli a ruoli stereotipati tramite la loro immagine: il maschio deve essere tosto, la femmina una principessina rosa e vezzosetta. Se il bimbo o la bimba non sono interessati a questi ruoli, sará piú difficile per loro andare per la loro strada, essendo poco omologati. Quelli che si omologano, aiuteranno a creare una societá con disuguaglianze di genere. Questo avrá conseguenze sociali ed anche economiche. Non sono solo gli abiti a fare il monaco, peró danno un piccolo contributo al processo, aiutano a formare una certa mentalitá.

La cosa interessante é che, parlando con le mie amiche svedesi madri di coetanei del Mezzovikingo, tutte sono scontente del tipo di abbigliamento per bimbi che si vede in giro. Mi viene in mente la mia amica L., mamma della piccola J.: un giorno, molto incinta, andó a comprare un paio di body per la nascitura. Mi mostró, indignatissima, la foto di alcuni che aveva visto: uno celeste con la scritta: "tosto e intelligente", l'altro rosa, dove campeggiava la dicitura "carina e dolce". Siccome si puó ben dare per scontato a quale genere fosse destinato ciascun body, rimane la domanda: perché un maschio deve essere obbligato a esser 'tosto'? Perché una femmina necessariamente carina? Il Mezzovikingo per dire, é maschio, ma coccolone e, secondo il mio giudizio insindacabilmente imparziale, assai carino.
Mi si dice anche che questo fenomeno (il dimorfismo sessuale applicato ai bambini) stia aumentando negli ultimi anni.Visto che a molti di noi genitori il suddetto fenomeno non piace, perché il mercato non si adatta ai nostri desideri?

Ecco, diciamo che, in un Paese all'avanguardia nel mondo per la questione paritá, mi sarei augurata una scelta piú ampia. Intanto, al Mezzovikingo ho preso un cuscinetto rosa e celeste con cerbiatto, peraltro apprezzato. Le tende coi mezzi di trasporto ce le ha giá.

Caspita, che responsabilitá sociale essere genitori...

Sunday, 8 November 2009

Onora il Padre

Ebbene, siccome il mese di Novembre non offre molte scuse per festeggiare qualcosa di gioioso, ecco che gli svedesi hanno ben pensato di infilarci la Festa del Papá, piú precisamente nella seconda domenica del mese. Il motivo ufficiale della sua collocazione in questo periodo é per bilanciare esattamente nel calendario la festa della Mamma, che cade sei mesi prima.
Il Papá nordico, in svedese detto Pappa in quanto non disdegna di prepararla ed amministrarla ai propri pargoli, é una figura su cui le mamme mediterranee ricamano molti stereotipi positivi. Ricordo che uno o due anni fa ci fu un test sul Corriere della Sera online, con un titolo sul genere "com'é il tuo uomo?". Dopo aver fatto il test basandomi sulle caratteristiche del Vikingo, cosí tanto per ridere, ottenni un risultato che suonava all'incirca cosí: "Il tuo compagno é un tipico uomo svedese. Cambia senza problemi un pannolino, sa come si fa partire una lavatrice e non ha paura di fronte ai fornelli".
Eccetto che per l'ultimo dettaglio, il responso mi diede l'inquietante sensazione di essere stata spiata dal Grande Fratello del Corriere nella mia vita intima, specialmente sul "é un tipico uomo svedese".
Ad onor del vero, il Vikingo rientra nei suddetti parametri.

Non perché sia una mosca bianca, ma perché una buona parte di uomini svedesi considera un'ovvietá il pulire dove sporcano, riordinare dove hanno creato Entropia, prendersi cura della discendenza visto che teoricamente esprime un 50% del loro DNA (per amor di precisione, siccome esistono anche le famiglie allargate, e quelle con bambini adottati, molti padri si prendono amorevolmente cura anche di prole che col loro DNA ha poco a che vedere)
Il Vikingo, come la maggioranza dei suoi colleghi, amici e conoscenti maschi con bambini, si é preso i suoi 6-7 mesi di congedo parentale dopo i miei, fa a giorni alterni con me quando il Mezzovikingo é ammalato, tenta di alzarsi la notte quando il suddetto Mezzovikingo ha le crisi di astinenza da Tetta, pulisce il sedere al figliolo quando ha fatto la cacca nonostanti gli evidenti conati di vomito, non disdegna di assumere pose molto ridicole per far ridere suo figlio, eccetera. Considera tutte queste faccende inevitabili e normalissime (quantunque stancanti), salvo poi scendere nella Penisola e sentirsi dire ma che bravo! di qua e di lá dalle mie parenti femmine. In questo frangente -mi confessó- comincia a gongolare e credere veramente di aver prodotto delle prestazioni eccezionali. Forse é il caso che riorganizzamo le nostre ferie nel Belpaese.

Al giorno d'oggi, la festa del Papá é diventata, manco a dirlo, la solita Occasione Consumistica, dalle quale non rifuggo perché tutto sommato farsi regalini ravviva la coppia.
Ho trovato comunque delle interessanti istruzioni di altri tempi per il festeggiamento della festa del Papá, adattate da quelle per la festa della Mamma (trovate sull'onnipresente Wikipedia):
  1. Si issi la bandiera svedese.
  2. Il Padre venga svegliato al mattino dal canto dei figli. (intendono questo? daddáaa! lalalah, tadada TADUMMM!! papamma! Beh, allora no problem. L'unica concessione del Mezzovikingo é che per la festa del Papá il rituale é stato gentilmente spostato dalle 6:30 alle 7:45)
  3. Gli si porti la colazione a letto con buon caffé e pane, preparato dai figli. Egli sará onorato con fiori e un regalino. (una fettina di pan biscotto premasticato, e offerto con le proprie manine, in effetti puó anche starci)
  4. Gli si conceda, finché possibile, tranquillitá e libertá da tutti i lavori di casa durante il giorno. I figli facciano il letto, spazzino per terra, preparino da mangiare e lavino i piatti.
  5. Durante il caffé del pomeriggio o verso sera si tenga una piccola festa, a cui partecipi la madre. Si legga qualcosa di bello e si ringrazi di cuore il Padre, che é la forza che tiene unita la casa (Star Wars, tipo). I figli chiedano perdono al Padre per essere stati disobbedienti, non sufficientemente grati, per tutto ció che ha causato al Padre dispiacere, sospiri, preoccupazioni e difficoltá. (il Mezzovikingo protesta per queste insinuazioni. Di notte lui vuole la Tetta, il Padre che c'entra?)
  6. I figli assenti rechino un saluto per lettera o telegramma o cartolina, preparata appositamente per la festa del Papá.
Sul punto 4: un'immagine vale piú di tante parole



Wednesday, 30 September 2009

Come ti rovino il pupo (per sempre!)



Fra tutto questo parlare d'autunno, di fresco e funghi e fiori, ho dimenticato un importante avvenimento della Famiglia Mezzavikinga: l'inizio del dagis, ovvero l'asilo nido, per il Mezzovikingo.
Sebbene la parola dagis sia correlata con dag, cioé giorno, non é raro che un nido abbia anche una sezione notturna, dove quei genitori che hanno turni di notte al lavoro possono lasciare i propri figli.

Qualche tempo fa, quando il Mezzovikingo era ancora un'idea mella mia testa, la Ministra tedesca von der Leyen propose di triplicare il numero di posti negli asili nido della Teutolandia, per permettere alle donne tedesche che lo desideravano, di tornare a lavorare. (Ne sa qualcosa la mia amica di Monaco, K., la quale ha dovuto in pratica buttare alle ortiche il suo ottimo PhD in Chimica perché desiderava ANCHE avere figli oltre alla carriera, ma i posti al nido son quel che sono.)
Alla proposta dell'illustre signora seguirono le aspre critiche del Vescovo di Augsburg, Mixa, che l'accusó di rovinare i bambini con una politica socialista stile DDR, sottraendoli in tenera etá alle loro madri (perché solo le madri e non anche i padri? aggiungo io). La sociologa tedesca Kuby rincaró la dose affermando "che, ad esempio, un terzo dei bambini svedesi sono rovinati psicologicamente perché hanno frequentato l'asilo".
Diciamo che gli Svedesi non furono particolarmente entusiasti di questo giudizio lapidario. Per ironia della sorte, piú o meno contemporaneamente qua si discuteva se il governo dovesse multare i Comuni che non garantivano posti asilo a TUTTI i propri bambini.

Dunque: noi abbiamo fatto iniziare il nido al Mezzovikingo alla tenera etá di 15 mesi. Ergo: siamo genitori degeneri, esponendo nostro figlio ad un rischio di malattia mentale del 30% piú alto rispetto alla norma. Soprattutto io, in quanto madre, sono la peggiore tra noi due, visto che é la femmina che dovrebbe stare a casa ad occuparsi della discendenza.

Ho sempre pensato di istruirmi perché mi piaceva, e ho sempre pensato di lavorare per avere una sicurezza economica personale, per occuparmi di qualcosa di interessante nella vita, per contribuire alla societá in qualche modo. Ma ora vengo a sapere che sono stata plagiata in profonditá dalla mentalitá capitalista (o sovietica, se si preferisce). Mmmmm...
Vero é che il mio lavoro é un po' privilegiato e presuppone una certa passione, per cui mi piace abbastanza il concetto di mamma che lavora. Questa é una faccenda mia personale, e sono conscia che esistono comunque un sacco di mamme, le quali, pur non amando il proprio lavoro, lo devono fare per tirare avanti la carretta in collaborazione, o meno, col papá.

Da piccola sono andata all'asilo, anche se dai tre anni. Se si escludono i pomodori a pranzo, ricordo che mi piaceva un sacco: c'erano altri bambini attorno a me, c'erano tanti di quei giochi e attivitá che a casa me li sognavo. Mi sentivo anche un po' indipendente, addirittura (questo potrebbe effettivamente essere un problema di salute mentale di certe donne, si dice).
Penso e spero che pure il Mezzovikingo possa averne la stessa impressione (sull'asilo, non sulla mia salute mentale). Pensavo inoltre che sarebbe istruttivo per lui vedere che i genitori, compresa la parte femmina, vedono il lavoro come cosa positiva. Quindi, perché no l'asilo?

Ma forse mi sbagliavo e in realtá sono solo una madre degenere.
Snobbando incoscientemente molte autorevoli opinioni, ho spedito lo stesso il Mezzovikingo al nido.
Con 1260 Corone al mese, cioé poco piú di 100 Euro (cifra massima da pagare visto che i nostri redditi sono alti, sennó si paga di meno) mi scrollo di dosso le mie responsabilitá di madre e lascio il povero Mezzovikingo a quattro genitori surrogati di evidente stampo socialista (seguono perfino il metodo pedagogico Reggio Emilia, questi rossi!), i quali li istruiscono su attivitá degradanti e sovversive come giocare con sabbia e acqua, leggere, pastrocciare coi colori o portare in giro pentoline e trenini, insieme ai compagni (oops!...).
Dopotutto, hanno solo 6-7 marmocchi per uno, non dovrebbero poi cavarsela cosí male.

Thursday, 30 July 2009

Le Pari Opportunitá (punto primo di molti)

Trattandosi di un blog semiserio, delle pari opportunitá non dovrei neppure accennare.
Perché, a leggere i giornali italici online, l'argomento é piú che serissimo e mi fa pensare che, nonostante i -20 C invernali, venire qui sia stata proprio una genialata.

Perché, nonostante la reputazione di libertinaggio sessuale che gli italiani hanno appioppato agli svedesi, qui non ci si sognerebbe mai di mostrare ció che si vede nell'ottimo documentario ilcorpodelledonne .

Il comportamento godereccio del nostro simpatico presidente del Consiglio quassú avrebbe causato le sue immediate dimissioni a furor di popolo. (beh diciamo anche che qui un paio di ministri si dimisero per molto meno, tipo non aver pagato il canone TV o aver pagato in nero la babysitter)

Durante il mio primo anno svedese, capitó di vedere una pubblicitá d'intimo maschile, in cui compariva anche una bella signorina completamente svestita. La pubblicitá causó una serie di proteste, a non ricordo piú che autoritá, in quanto "sessista", perché il nudo non era direttamente funzionale e riconducibile al prodotto reclamizzato.
Preciso che il termine "sessista" é applicato sia alle immagini femminili, sia a quelle maschili.
Il filmatino fu ritirato.

Ed eccovi qua un esempio di come possono essere i conduttori di un programma tipo "unomattina":


Tutti belli siliconati, chiaro.
 
63°49'LatitudineNord © 2008. Template by BloggerBuster.