Wednesday, 9 December 2009

I Mercatini sulla Vecchia Collina

Come ogni cittadina Nordica che si rispetti, anche l'Ultima Thule deve avere i suoi Mercatini di Natale.
Nel tentativo di offrire un barlume di atmosfera natalizia, si é pensato, giustamente, che l'architettura del centro cittadino (stile Jantelagen anni 60-70):



fosse troppo deprimente per poter evocare pensieri di slitte pini e industriose nonnine alle prese con dolcetti alla cannella, per cui i mercatini furono allocati in un luogo dall'aria piú nostalgica, chiamato Gammlía (da gamla liden, vecchia altura), a qualche passo dal centro. Questo posto al giorno d'oggi ospita un paio di musei assolutamente sottodimensionati, e una raccolta di case contadine vecchie, spostate quassú in un periodo che va dal 1920 al 1990 (credo di aver giá raccontato che, specie nel Norrland, ogni tanto si prendono le case e le si spostano con un camion, manco fossero fatte coi Lego). Il risultato sono due edifici moderni abbastanza brutti (i musei), e una raccolta di casette contadine autentiche riunite a formare un Västerbottens Gård (corte, cortile):



Il Gård secondo me é molto interessante e, nella sua semplicitá, degno di essere visitato: un'occhiata interna ed esterna a queste spartane casette di legno timidamente decorate fa pensare immediatamente, detto senza retorica, al coraggio e alla tempra della gente che viveva quassú nel 1800 e anche prima, quando il global warming, le doppie finestre, i tessuti tecnologici impermeabili e l'acqua calda erano vocaboli inesistenti nel dialetto locale.
Per chi sa lo svedese (ma c'é anche il link a Google translator nella pagina), rimando a maggiori informazioni qui. La microchiesetta risulta carinissima anche a me che non sono religiosa, e il Vikingo deve ad essa la sua esistenza, visto che i suoi genitori si sono sposati lá (a quei tempi in cui perfino in Svezia avere figli nel peccato era visto male). È pure ottima come scusa quando ci si voglia sposare senza voler invitare una camionata di gente.

Come dicevo, appunto, a Gammlía (che i non autoctoni pronunciano Gámmlia, facendosi riconoscere), fanno sti benedetti mercatini di Natale. Siccome nella miglior tradizione dell'Ultima Thule le cose almeno sufficientemente piacevoli devono durar il meno possibile, si da' il caso che siano aperti solo un fine settimana durante l'Avvento, il secondo per la precisione. Se in quell'occasione disgraziatamente avevate la suina, vi facevano male i piedi, o c'era da riparare un tubo ghiacciato nella stuga, sono emeriti fatti vostri.



Che cosa si vende ai mercatini di Gammlía? Teoricamente, quel che si trova dovrebbe essere Hemslöjd, ovvero artigianato rigorosamente locale il cui scopo é produrre oggetti decorativi e/o utili per la casa o la persona in materiali "poveri" (per chi mastica lo svedese, una buona descrizione la si trova qui). Si possono trovare, quindi, oggetti in feltro di lana, ferro battuto, legno, candele, berretti, guanti, decorazioni natalizie, gioielli, oggetti di vetro e via discorrendo. Sarebbe stato utile e interessante mostrare qualcosa tra quello che ho acquistato, come esempio, ma non sia mai che i destinatari dei miei regalini di Natale passino da queste parti e perdano la sorpresa.
Per consolazione, posso far vedere qualcosa destinato a decorare la camera del Mezzovikingo, ovverossia un tomte (folletto nordico) di lana, feltro e legno, figura presente fino all'esasperazione nell'iconografia natalizia di queste lande, visto che lo Jultomte altro non é che Babbo Natale.



Come ogni Evento Pubblico che si rispetti, non puó mancare la Sezione Alimentare. I mercatini tentano l'infreddolito visitatore con gl'immancabili glögg bollente (analcolico, per caritá!) e pepparkakor, che non mi dó la pena di descrivere visto che, molto probabilmente, chi si avventura su questo blog ne avrá giá sentito parlare fino alla nausea da un sacco di altre fonti. Vi sono poi diverse bancarelle con le solite marmellate e succhi di bacche nordiche (hjortron, åkerbär, havtorn; stavolta non anticipo di che si tratta cosí sarete obbligati a venirmi a leggere anche l'estate prossima, nella sezione Frutti del Bosco).
Si prosegue con chi vende cibo pronto al consumo. Snobbando i venditori di hotdogs, detti in vernacolo korv (cibo che gli svedesi considerano particolarmente adatto all'Infanzia, per motivi che mi sfuggono), noi ci siamo buttati sulle suovas di ispirazione Lappone, anzi, Same, per essere politically correct. Le suovas sarebbero fatte con carne di renna (teoricamente) tagliata sottilissima e rosolata in una grande padella wok con pezzetti di cipolla, carota e pastinaca. La mistura é servita dentro un panino tipo arabo (piú pratico del tradizionale tunnbröd, vedi piú sotto) e condita con una qualche salsa bianchiccia che in quest'occasione era al sapore di cantarelli (potevano anche scrivere funghi, che si capiva lo stesso: quale altro fungo sennó?).
La temperatura, e un Mezzovikingo affamato con madre altrettanto debilitata hanno fatto sí che non ci sia stato tempo per cincischiare col cellulare e immortalare il succoso panino. Chi é curioso e vuole una foto aspetterá la prossima volta, oppure si affiderá a Google. Dato il clima non esattamente primaverile, é stato quasi d'obbligo consumare il tutto dentro una kåta (tipica tenda Same smontabile, dotata di fuoco in mezzo circondato da panche coperte di pelli di renna):




Sebbene l'Ultima Thule tecnicamente non sia compresa nel territorio Lappone, é abbastanza normale trovare ovunque tracce dell'influenza culturale Sami, soprattutto per motivi veniali, ovvero sfruttamento del turismo. Da qui suovas e kåta ai Mercatini, e bancarelle con oggettini di corno di renna e legno di betulla, variamente intagliati.

Per concludere, non potevamo fare a meno di fermarci al Gård e prenderci una busta di tunnbröd (letteralmente: pane sottile) morbido appena sfornato e odoroso di farina di segale, insieme a qualche biscotto d'avena e un filone dolce allo zafferano. Gli ultimi due non sono sopravvissuti a sufficienza per essere fotografati, ma il tunnbröd ce l'ha fatta, prima di scomparire nelle fauci del Vikingo in compagnia della Nutella:







8 comments:

stardust said...

Leggendo il tuo post ho la conferma di quanto le citta´svedesi siano standard!
Qui, in questa grigissima citta´, abbiamo lo stesso stile archittenico, stessi colori, sicuramente stessi negozi.
Abbiamo anche noi un friluftsmuseet (pittosto insignificante ma e´carino andarci con i bambini se non si ha di meglio da proporre).
Anche qui ovvimanente i mercatini natalizi che vendono praticamente le stesse cose (con l´eccezione del tunnbröd appena sfornato)...

gattosolitario said...

I mercati di Natale in Svezia sono una grandissima delusione. Un giorno all'anno, e niente di speciale. Solo a Stoccolma c'é tutti i giorni, ma come tutti ben sappiamo Stoccolma non si trova in Svezia. Forse per fortuna della Svezia e della sua economia.

Morgaine le Fée said...

@stardust: io a dire il vero ho fatto la foto all'edificio piú orrido che c'era in piazza, per colorire un po':). ad ogni modo, se si confrontano le foto del primo novecento (piene di palazzi bellini tutti decorati) con gli edifici attuali vien da mettersi le mani nei capelli.
Ai mercatini avete anche voi la kåta same con le suovas?
@gatto: quoto tutto, e non capisco perché li tengano aperti cosí poco, guadagnerebbero molto di piú. Poi io mi ero abituata di lusso coi mercatini di Monaco di Baviera, ma quella é un'altra storia, e con la loro pompositá striderebbero con la jantelagen :D

stardust said...

Qui invece di edifici orridi c´e´una vasta scelta! hanno salvato ben poco degli edifici tipici, anche se quelli rimasti son belli da vedere.
Kåta same med suovas???+

metalrabby said...

a me piace tantissimo quest'atmosfera... è un pò angosciante, vorrei avere i soldi per venire li e girare tutti questi posti, senza dover lavorare :D :D

Morgaine le Fée said...

@stardust: sí, la tenda della foto piú sopra, dove vendono il paninetto di carne di renna. Da voi non c'é?
@metalrabby: ahah, in questo momento vorrei anch'io non dover lavorare! Di soldi ne servirebbero un pochetti, infatti, é abbastanza caro spostarsi quassú, viste anche le distanze...

ophmac said...

Anche le citta' inglesi in quanto a standardizzazione non scherzano, ed anche le usanze sono omogenee sia geograficamente che nell'arco dell'anno. Che sia Natale, Pasqua o Ferragosto si deve bere, sbronzarsi, attaccare briga e fare a botte, finire a letto con qualcuno che non si e' mai visto prima e non si vedra' mai piu' dopo. That's the British way!!!

Morgaine le Fée said...

@ophmac: Welcome!
non sono informata sugli inglesi, ma posso raccontare che la standardizzazione architettonica svedese ha addirittura radici ideologiche, oltre ad aver risentito del tremendo gusto imperante negli anni 60-70.
In quanto all'attaccare briga dopo essersi rifocillati d'Etanolo, beh, gli autoctoni sostengono che i Finlandesi siano maestri (ma sará vero?...)

 
63°49'LatitudineNord © 2008. Template by BloggerBuster.