Tuesday, 12 April 2011

La Guerra delle Roses

Nel post precedente (come in diversi altri, del resto), mi é capitato ancora una volta di far facile ed inopportuna ironia sulle Risorse Culturali dell'Ultima Thule. Tornando a registri un attimo piú seri, potrei dire che le discussioni d'alto livello intellettuale invece non mancano, neppure in questa Cittadina che fino al 1800 non ebbe contatti col resto del mondo.
Un esempio illustre é sicuramente la famoserrima Guerra delle Roses che ha incendiato il dibattito cittadino per diversi anni. Non sto parlando di antiche beghe interne ad una certa Dinastia Plantagen, ops, Plantageneti, e nemmeno dell'infinita caccia alla Direzione dello svedese Partito Socialdemocratico, dopo il disastro delle passate elezioni, sebbene Rosornas Krig fosse una locuzione spesso usata dai telegiornali per descriverne gli sviluppi. Nel momento in cui scrivo, i Plantageneti si sono ormai polverizzati tra le colline d'Albione, e i Socialdemocratici svedesi han trovato la propria guida spirituale (dopo il rifiuto circostanziato di altri quattrocentosettanta candidati piú appetibili), in un tal Håkan Julholt, un tizio baffuto con le fattezze del Peppone di Guareschi.
Allora, cos'é dunque ad affliggere i miei amati compaesani?.
Bisogna sapere che in tempi antichi l'Ultima Thule, incredibile ma vero, ospitava nel proprio centro edifici aggraziati, addirittura decorati con volute di ferro battuto, piccole torrette e mattonelle di varie tinte. L'edificio piú centrale di tutti fu adibito a Municipio, ed un parco fiorito ed alberato fu creato per collegarlo al Fiume.
In questo parco crescono alcuni pioppi.
Siccome la Natura Meretrice ha deciso che tutto, aldifuori dei peli superflui e di Giulio Andreotti, é destinato a scomparire, ecco che due di questi pioppi un paio di anni fa si ammalarono e dovettero essere eliminati.
In qualche modo, a qualcuno venne in mente di fare qualcosa di diverso dal segarli alla base e basta: fu cosí ingaggiato un artista della motosega, un certo Bengt-Erik Nilsson, che provvide a trasformare i due tronchi in un paio di enormi rose color stuga. Questo fu il risultato:


Adesso, puó succedere che qualcuno tra chi legge si dirá: "embé?". Immagino che a qualcuno piacciano, ad altri meno. A me, ad esempio, piacciono. È un modo di onorare degli alberi esausti facendoli rivivere in altro modo, che non m'é capitato di vedere altrove. Chi sa usare la motosega assicura che completare quest'opera non é affatto triviale. Se devo proprio dire la mia su cosa io-nel-mio-piccolissimo- consideri Arte, ci metterei la somma di tre caratteristiche: Abilitá tecnica; Capacitá d'indurre Sentimenti, a qualsiasi grado di lettura intellettuale; Originalitá. Per me questi tre aspetti nelle rose ci sono, e perció mi dilettano. Come detto, é comunque un giudizio personale ed opinabile.
In ogni caso, sembra che, fatte le rose, fosse finita lá.
E, invece, apriti cielo!
I due poveri ceppi hanno suscitato, a loro tempo, vivacissime ed infiammatissime polemiche nell'élite culturale cittadina. Un tal Stefan Andersson, direttore di una nota galleria d'Arte dell'Ultima Thule, minacció di ritirare il suo preziosissimo ed irrinunciabile appoggio all'arcinota Faccenda della Capitale della Cultura, se i due immondi ceppi non fossero stati immediatamente sottoposti ad ulteriore lavoro di motosega, e gettati nelle vicine acque torbide del fiume. Egli, ed un altro illustre Artista Ultimathuliano che risponde al nome di Bill Olson, scrissero dunque parole roventi contro le rose e chi ne aveva autorizzato l'esecuzione: perché l'Arte va eseguita solo da Artisti, e lasciare che un artigianucolo della motosega sfregi la delicata Bellezza dell'Ultima Thule con un'artigianeria da strapazzo, beh, questo é un affronto velenoso contro Coloro che di Arte e Cultura veramente se ne intendono (i due signori sopracitati, cioé).
L'Arte agli Artisti, dunque. Tutti gli altri a lavorare (con la motosega) nel bosco, e facendo attenzione a non produrre cose di testa propria. Ma i miei compaesani che ne pensano?
Tirate le somme, e a giudicare dai commenti sui giornali e dei miei conoscenti, la risposta fu e rimane: de gustibus, a qualcuno sí, ad altri no, passando per tutta la gamma dei possibili giudizi, inclusa la perfetta indifferenza. Una percentuale degna di nota rileva una certa affinitá col membro maschile, il che non mi stupisce vista la reputazione di sporcaccioni affibbiata al popolo svedese, noto adoratore della Fika. Se cosí fosse, le rose non sarebbero le prime a seguire tal simbolismo. Poco distante ci si puó imbattere infatti in altri artistici pisellini:


Comunque sia, scrivo questo post piú che altro come requiem. Per la gioia del signor Andersson, ci sono nuovi piani per riformare le sponde del fiume nel centro cittadino, cosicché i due ceppi dovranno tra pochissimo venir segati e riposti in qualche polveroso stanzino comunale, in attesa di un imprecisato destino.

3 comments:

Kata said...

"tutto, aldifuori dei peli superflui e di Giulio Andreotti, é destinato a scomparire" Fantastica!! :))

A me piace questa rosa di legno. Da parte mia dico che nell'arte ci deve essere spazio per tutti. E nell'Ultima Thule lo spazio certo non manca. Esigere di distruggerli mi sembra da arroganti. Niente impedisce che questi signori Artisti provino a fare di "meglio". E poi per quanto ho capito il Sig. Olsson non è neanche scultore, ma pittore, quindi...

Anche un famoso crocifisso di Brunelleschi è nato da una competizione del genere con l'amico Donatello. Ma Brunelleschi mai avrebbe osato di chiedere la distruzione dell'opera di Donatello solo perché gli faceva schifo... Invece ha preparato la sua versione, e fortunatamente adesso possiamo ammirare entrambi. Che stia alle future generazioni giudicare qual è migliore!

unitalianoastoccolma said...

Io credo che i peli superflui scompariranno...

Per il resto quoto Kata.

Saluti dal sud.

ilaria said...

Ciao :o)
sono capitata qui girovagando qua e la'... splendide le foto dell'aurora boreale !!!

ilaria*

 
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