Wednesday, 30 September 2009

Come ti rovino il pupo (per sempre!)



Fra tutto questo parlare d'autunno, di fresco e funghi e fiori, ho dimenticato un importante avvenimento della Famiglia Mezzavikinga: l'inizio del dagis, ovvero l'asilo nido, per il Mezzovikingo.
Sebbene la parola dagis sia correlata con dag, cioé giorno, non é raro che un nido abbia anche una sezione notturna, dove quei genitori che hanno turni di notte al lavoro possono lasciare i propri figli.

Qualche tempo fa, quando il Mezzovikingo era ancora un'idea mella mia testa, la Ministra tedesca von der Leyen propose di triplicare il numero di posti negli asili nido della Teutolandia, per permettere alle donne tedesche che lo desideravano, di tornare a lavorare. (Ne sa qualcosa la mia amica di Monaco, K., la quale ha dovuto in pratica buttare alle ortiche il suo ottimo PhD in Chimica perché desiderava ANCHE avere figli oltre alla carriera, ma i posti al nido son quel che sono.)
Alla proposta dell'illustre signora seguirono le aspre critiche del Vescovo di Augsburg, Mixa, che l'accusó di rovinare i bambini con una politica socialista stile DDR, sottraendoli in tenera etá alle loro madri (perché solo le madri e non anche i padri? aggiungo io). La sociologa tedesca Kuby rincaró la dose affermando "che, ad esempio, un terzo dei bambini svedesi sono rovinati psicologicamente perché hanno frequentato l'asilo".
Diciamo che gli Svedesi non furono particolarmente entusiasti di questo giudizio lapidario. Per ironia della sorte, piú o meno contemporaneamente qua si discuteva se il governo dovesse multare i Comuni che non garantivano posti asilo a TUTTI i propri bambini.

Dunque: noi abbiamo fatto iniziare il nido al Mezzovikingo alla tenera etá di 15 mesi. Ergo: siamo genitori degeneri, esponendo nostro figlio ad un rischio di malattia mentale del 30% piú alto rispetto alla norma. Soprattutto io, in quanto madre, sono la peggiore tra noi due, visto che é la femmina che dovrebbe stare a casa ad occuparsi della discendenza.

Ho sempre pensato di istruirmi perché mi piaceva, e ho sempre pensato di lavorare per avere una sicurezza economica personale, per occuparmi di qualcosa di interessante nella vita, per contribuire alla societá in qualche modo. Ma ora vengo a sapere che sono stata plagiata in profonditá dalla mentalitá capitalista (o sovietica, se si preferisce). Mmmmm...
Vero é che il mio lavoro é un po' privilegiato e presuppone una certa passione, per cui mi piace abbastanza il concetto di mamma che lavora. Questa é una faccenda mia personale, e sono conscia che esistono comunque un sacco di mamme, le quali, pur non amando il proprio lavoro, lo devono fare per tirare avanti la carretta in collaborazione, o meno, col papá.

Da piccola sono andata all'asilo, anche se dai tre anni. Se si escludono i pomodori a pranzo, ricordo che mi piaceva un sacco: c'erano altri bambini attorno a me, c'erano tanti di quei giochi e attivitá che a casa me li sognavo. Mi sentivo anche un po' indipendente, addirittura (questo potrebbe effettivamente essere un problema di salute mentale di certe donne, si dice).
Penso e spero che pure il Mezzovikingo possa averne la stessa impressione (sull'asilo, non sulla mia salute mentale). Pensavo inoltre che sarebbe istruttivo per lui vedere che i genitori, compresa la parte femmina, vedono il lavoro come cosa positiva. Quindi, perché no l'asilo?

Ma forse mi sbagliavo e in realtá sono solo una madre degenere.
Snobbando incoscientemente molte autorevoli opinioni, ho spedito lo stesso il Mezzovikingo al nido.
Con 1260 Corone al mese, cioé poco piú di 100 Euro (cifra massima da pagare visto che i nostri redditi sono alti, sennó si paga di meno) mi scrollo di dosso le mie responsabilitá di madre e lascio il povero Mezzovikingo a quattro genitori surrogati di evidente stampo socialista (seguono perfino il metodo pedagogico Reggio Emilia, questi rossi!), i quali li istruiscono su attivitá degradanti e sovversive come giocare con sabbia e acqua, leggere, pastrocciare coi colori o portare in giro pentoline e trenini, insieme ai compagni (oops!...).
Dopotutto, hanno solo 6-7 marmocchi per uno, non dovrebbero poi cavarsela cosí male.

9 comments:

Sybille said...

Sono sempre dispiaciuta quando leggo del mondo dei genitori, soprattutto delle mamme, spaccato in due: quelli che dicono che... e quelli che invece dicono che...
Sembra che sia gli uni che gli altri debbano in qualche modo giustificare perché il bimbo va / non va al nido. Bisognerebbe smettere di farlo, fare le scelte che piú si addicono alla propria situazione e via! come la scelta di mangiare il panino con salame o con la marmellata...
Il problema sta nel dover scegliere (non il poter scegliere!) quando in realtá una scelta non la si ha. Come nei luoghi dove gli asili nido non esistono, o i posti sono troppo pochi, o le spese troppo alte, oppure perché non funziona bene dal punto di vista pedagogico e non vuoi che tuo figlio stia male. Oppure dove dal punto di vista organizzativo é troppo complicato (ad esempio nel mio paesino, se per andare a lavorare in cittá devi uscira da casa alle 6, devi comunque avere qualcuno che ti sveglia il bimbo, lo veste, lo porta, va a ritirarlo ecc.).
Dall'altra parte, rinunciando al lavoro (per forza o per scelta), un domani ti ritroverai senza pensione e probabilmente sará anche piú complicato rientrare, dopo alcuni anni, nel mondo del lavoro. È un discorso difficile, anche se sono convinta che si potrebbe risolvere in maniera di far contenti tutti e tutte, se solo ci fosse davvero la volontá politica fino in fondo.
Invece non si puó dire questo é meglio e questo é peggio. Nel senso che deve essere la scelta dei genitori se tenere i bimbi a casa o meno, o per quanto tempo ecc. Dire che una decisione é meglio dell'altra, puó andare bene per una certa situazione famigliare, per un'altra meno. Ma per scegliere consapevolmente bisognerebbe avere un'altra base di partenza.
Continueró a dire che non basta avere a disposizione gli asili nido ecc., ma dovrebbe anche esserci piú scelta sul metodo pedagogico, sulla qualitá, sugli orari, su sistemi alternativi come la Tagesmutter, un po' su tutto...

P.S. John é andato alla scuola materna a 4 anni e mezzo. Sandro ha voluto andarci subito a 3, ma l'ultimo anno ha saltato parecchie settimane perché ha preferito stare a casa per giocare, si vede che era stufo. Ha potuto farlo, per fortuna noi abbiamo finora sempre avuto la possibilitá di coinvolgere i figli nelle scelte, su questo ci sentiamo davvero privilegiati.

P.S. Il nido del Mezzov., come lo descrivi tu, sembra molto buono :)

Morgaine le Fée said...

Grazie mille Sybille per il tuo intervento molto oculato.
Io non penso che stare a casa dal nido sia meglio o peggio, oppure che fare la casalinga (o il casalingo!) sia meglio o peggio. Ci sono vantaggi e svantaggi in entrambe le condizioni.
È per quello che non trovo giusto un terrorismo psicologico tipo: se lasci tuo figlio all'asilo sei un cattivo genitore (con focus soprattutto sulle mamme, come se i padri non dovessero partecipare) e tuo figlio crescerá con problemi mentali. (cosa che non vedo nei cuginetti del Mezzovikingo, ad esempio, sono due bambini normali e sereni).

Il nido che abbiamo sembra Ok anche a noi. Ho descritto un po' la retta, il metodo, la disponibilità posti anche e soprattutto per informare su come funziona qui (che é infine lo scopo del blog). Sempre in quest'ottica, volevo riportare l'episodio in cui il sistema svedese é stato fortemente criticato (secondo me in modo superficiale, comunque, vedasi le assunzioni della sociologa Kuby. Ha degli studi scientifici seri in mano che lo dimostrino?)

gattosolitario said...

Avevo sentito che in Germania c'e' questa fortissima tendenza delle donne a dover stare a casa, altrimenti sono giudicate male socialmente. Secondo me e' meglio in Svezia dove i bambini hanno la possibilita' di socializzare e di imparare subito, e non essere attaccati alle sottane delle mamme.

Una domanda che non c'entra, ma cosa fai li su? Se ben capisco hai lavorato con ricercatrice visto che hai un PhD (cosi come me), ma in che campo operi ? E c'e' davvero qualcosa li su al nord della Svezia per cui lavorare in questo campo? Mi viene da pensare ad Umeå oppure in maniera minore Luleå...

orma said...

Io ho iniziato ad andare al nido all'età di 3 mesi, privilegiata perchè figlia di mamma e di nn.
Le mi piccolette hanno iniziato ad andarci all'età di 18 e quasi 12 mesi, sembra che nessuna delle due ne abbia risentito, sulla mamma ho qualche perplessità in più.
Ora vanno all'asilo e si divertono molto.
Che invidia il sistema svedese!!!
E' anni luce avanti rispetto a qui e a quanto ho capito anche rispetto ai cugini germanici.
Ha ragione Sybille, sarebbe bello poter scegliere, scegliere orari, metodi e quale genitore... Utopia

Non è che da quelle parti cercano una programmatrice quasi architetto???

Morgaine le Fée said...

Sí, anch'io ero rimasta delusa dal sistema teutonico. Mi avevano anche spiegato perché c'é questo problema per le donne con figli, mi sembra derivasse dal tipo di norme che hanno e dalla carenza di posti nido (appunto, intorno al 10% dei bimbi), piú che dalla mentalitá in sé, che comunque contribuisce. (a Chimica a Padova ci sono alcune donne docenti e ricercatrici. A Monaco NESSUNA!)In Svizzera é ancora peggio.
La Svezia é l'unico Paese di cui ho esperienza dove é normale e socialmente accettato che il padre prenda una buona fetta di congedo parentale. Il Vikingo e io lo abbiamo diviso circa uguale, 7+7 mesi.
Comunque ritorneró sull'argomento prossimamente.

Orma: se vieni a fare l'architetto da ste parti te ne saremmo grati perché ci sono delle case veramente brutte, conseguenza degli anni 60-70!
Gattosolitario: intanto, mi piace il tuo blog. Ma é apparentemente proibito postare!
per identificare l'Ultima Thule, rimando al titolo del mio. :)
Quassú faccio un po' di biotech, ci sono diverse piccole start-up companies che se occupano. Peró forse potrei cambiare.

gattosolitario said...

Grazie, ora puoi postare, prova :D

gattosolitario said...

Avevo ragione allora, dovrebbe essere Umeå, anche perché solo li ci puó essere del biotec a quelle latitudini! Sai che io sono proprio in questo settore.

ps : ma come fai ad abitare li su, io capisco Stoccolma, ma il Norrland!!!

Giusi said...

morgaine, è bello scoprire il tuo blog! (grazie al commento lasciato su boffardi 2.0... adoro il web!)
volevo solo puntualizzare che anche in danimarca è così, come qui in svezia: i genitori spesso si dividono il congedo parentale e la cosa è ben vista da tutti. ho l'esempio concreto di mio fratello e della sua compagna a århus. per occuparsi della piccola frida, italo-danese, lei farà 8 mesi (dalla nascita della bimba) a casa dal lavoro; dopodiché riprenderà ad andare in ufficio e subentrerà mio fratello per altri sei mesi... ed è assolutamente normale!

p.s. per gattosolitario: nemmeno io riesco a lasciare commenti nel tuo blog!!! come fare?

Morgaine le Fée said...

välkommen Giusi!

quello che non riusciró mai a capire é che paesi come l'Italia fanno tante fanfare col familyday (per nettáre il lato B del clero, suppongo, scusando i francesismi) e poi hanno una politica familiare cosí carente, quando allo stesso tempo gli scandinavi con molte meno chiacchere e piú tolleranza riescono nell'intento in maniera eccellente (non priva di pecche, ma molto buona comunque).
E gli uomini di qua non vengono considerati (e non si sentono) dei rammolliti se hanno l'opportunitá di stare a casa coi propri figli.

 
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